I tabù del mondo

I tabù del mondo

I tabù, i limiti, le reazioni umane: da sempre un divieto è una spinta alla trasgressione troppo forte per essere ignorata, un atteggiamento dell’uomo che si perpetua nei miti che si perdono nella notte dei tempi, a cominciare da Adamo ed Eva posti davanti all’albero della conoscenza passando per Caino, Edipo, Narciso, Antigone, fino a Telemaco e lo stesso Amleto. Ma questo solo per fare dei nomi. È proprio l’idea del limite che ha spinto l’uomo al suo superamento: è stato sempre così ed è curioso, oltre che necessario, capire come si reagisca oggi, nella società moderna, a questi divieti, in un tempo di declino irreversibile del tabù. Che poi non è sempre stato uno stabilire gretto e limitato di alcuni confini, come nei pregiudizi di origine religiosa! È necessario riflettere anche su un altro aspetto e cioè se l’abbattimento dei tabù, come forma di libertà e come ricerca della libertà assoluta, non sia al tempo stesso un ennesimo limite nel momento in cui diventa un obbligo, una ricerca indispensabile. Perché siamo circondati da tabù, c’è quello del ringraziare, quello della preghiera, quello dell’eutanasia, della nascita e della morte, un tabù del padre e uno della madre, uno della fedeltà e uno dell’educazione, con perversioni di vario genere. E non si può certo evitare una riflessione su Sigmund Freud che ha dedicato un intero libro all’argomento, Totem e tabù, parlando di questa incapacità dell’uomo di resistere a infrangere i tabù, salvo poi creare i totem con il senso di colpa. Era il 1913 e il suo fu considerato un testo visionario...

Una lettura quasi obbligatoria per il genere umano, quella de I tabù del mondo di Massimo Recalcati (uno tra i più noti psicanalisti in Italia), per mettersi in discussione sotto molti punti di vista, non ultimo quello dei nostri rapporti con la politica, con la religione, con il lavoro che ‒ persa la sua essenza di valore ‒ è ormai svuotato di significato da chi persegue il profitto facile. Un testo impegnativo, ma non certo perché complicato, quanto perché complesso, nel metterci di fronte a uno specchio, attraverso il quale confrontare le situazioni della nostra vita. E se inorridiamo di fronte a certe analisi, dicendo che no, noi non siamo così, non è escluso che poi possiamo sentirci delusi nel ritrovarci a far parte di certe categorie, scoprendo la nostra miseria di persone “piccole”. Pensiamoci ad esempio nel periodo delle vacanze (in questa situazione perdiamo lo “status” di massa e diventiamo sciame), all’uscita dal museo dove abbiamo “soggiornato” per una buona mezza giornata, alle prese con il solito selfie, oppure pellegrini nei luoghi sacri, o in preda alla follia del divertissement... Senza alcun senso del tabù (forse si potrebbe dire, senza alcuna vergogna) il popolo dello sciame “macina” monumenti e chiese, parchi e giardini, perso in lunghe code davanti alle biglietterie, costretto a marce forzate che non finiscono mai, tra caldo, sudore e... oscenità estetiche. Forse basta solo questo per capire, tra miti, tragedie e molto altro ancora, cosa si può trovare nel libro di Recalcati e come sia difficile fare i conti con se stessi. Molti i riferimenti con l’arte e le citazioni: preziosa e suggestiva La Neuf des Fous di Hieronymus Bosch.



 

 

 

 
 
 
 

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