I tacchini non ringraziano

In Sicilia il maschio della lepre è chiamato “u lebru”, il lepro. Animale affascinante, dalle orecchie lunghissime e il manto bruno, velocissimo ma anche abile saltatore. Il cacciatore deve avere davvero riflessi prontissimi se vuole ucciderlo, perché il lepro – non appena odora il pericolo – se ne esce a razzo dal suo nascondiglio e scappa via a velocità incredibile... La famiglia Camilleri non ha mai acquistato un animale in un negozio; “i cani, i gatti, gli uccelli” che ha avuto “si sono sempre presentati spontaneamente” a casa del giovane Andrea e sin da subito hanno mostrato il desiderio di volerci restare. Proprio come quella sera d’estate nella campagna Toscana, quando un cane “simpaticamente buffo” con un collare di metallo con su inciso il nome “Aghi” decise di insediarsi in casa Camilleri... Il Thanksgiving Day si festeggia negli Stati Uniti ogni quarto giovedì di novembre per ricordare il giorno in cui i Padri Pellegrini – un anno dopo il loro sbarco dal Mayflower – decisero di ringraziare il Signore per l’abbondante raccolto cucinando un grosso tacchino, animale prima a loro sconosciuto. “Com’è che nel DNA dei tacchini, dopo quasi quattrocento anni, non si è incisa quella data che segna annualmente la loro ineluttabile strage” mentre “ci sono tanti capi di Stato che, invitati al tavolo dal potente alleato americano come ospiti d’onore, fanno la stessa fine dei tacchini. E loro, oltretutto, ringraziano?”...

“Se veramente un giorno riusciremo a sapere quale opinione hanno di noi gli animali, sono certo che non ci resterà altro da fare che sparire dalla faccia del pianeta, sconvolti dalla vergogna. Sempre che, tra cinquant’anni, gli uomini saranno ancora in grado di provare questo sentimento. Io, fortunatamente, non ci sarò. Ma vorrei che qualche mio pronipote consegnasse agli animali una copia di questo libretto perché di me, e di moltissimi altri come me, possano avere un’opinione sia pure leggermente diversa”. Così in una nota, in appendice a questa splendida raccolta di dodici racconti, Andrea Camilleri confessa il proprio amore per gli animali ma anche il proprio senso di colpa per un’umanità che troppo spesso si dimostra ingrata e crudele nei confronti degli animali non umani. Le brevi storie qui narrate, illustrate da Paolo Canevari, attingono quasi esclusivamente ai ricordi di gioventù e sono popolate da cani, cardellini, tacchini, volpi, gatti, ricci, maiali e lepri: testimoni silenziosi della bellezza e della perfezione della Natura, dotati di sentimenti e di una intelligenza che la maggior parte delle volte l’uomo non riesce nemmeno ad intuire. Animali che con l’astuzia riescono spesso a beffare l’uomo o che a volte si lasciano morire. Proprio come la capra girgentana, specie in via d’estinzione perché non si riproduce più. “Né in libertà, né in cattività. Fanno bene. […] forse il mondo è diventato troppo brutto perché la loro bellezza abbia diritto d’esistenza”. O forse, se ci sforziamo di comprendere quello che rischiamo di perdere per sempre, forse c’è ancora spazio per la speranza.



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