I tre volti di Ecate

I tre volti di Ecate

È notte fonda quando Alberto e Dario, due giovani ladri che per vivere si adattano a fare qualche lavoretto, si trovano nella villa di Mario Balsamo, conosciuto da tutti come il Conte. Sono lì per un motivo preciso: rubare una preziosa statua di bronzo che raffigura Ecate, un personaggio della mitologia greca, la traghettatrice delle anime umane nel mondo dei morti. Il furto è stato commissionato da Messala, un ricco proprietario d’albergo con le mani in pasta in affari loschi. Tutto sembra andare per il verso giusto quando i due ragazzi vengono sorpresi da un uomo armato. Quando vede il suo compagno con la pistola puntata alla nuca, ad Alberto, che nel frattempo si è nascosto nell’ombra, non resta che colpire lo sconosciuto con la piccola statua di Ecate, uccidendolo sul colpo. Chi era quell’uomo e perché era lì? Ai due non resta che fuggire e nascondersi, portando con loro la statua, perché credono di essere caduti in una trappola. Ad indagare sul furto e l’omicidio c’è il commissario Nebbio, corrotto e sadico, il quale si è messo sulle loro tracce anche per i propri scopi, in una sorta d’indagine parallela. Ad Alberto e Dario, dunque, braccati dallo stesso Nebbio, da Messala e dal Conte, non resta che chiedere aiuto all’unica persona di cui si fidano: Mario Sforza, un miliziano, un mercenario dal passato oscuro che promette loro di tirarli fuori dai guai, anche se il loro destino sembra segnato…

Dopo il romanzo d’esordio Non c’è tempo per il sole, torna lo scrittore brindisino Vito Santoro con I tre volti di Ecate, un noir duro e spietato, ambientato in una Brindisi che l’autore non cita mai, ma che restituisce attraverso una serie di pennellate che ne descrivono le strade, i quartieri, gli odori, i colori. È qui che si svolge una vicenda che parte da un furto, da un omicidio, per poi dipanarsi in una serie di eventi che si incrociano, fino ad un finale originale e spiazzante. I personaggi di Santoro sono tutti ben caratterizzati, ancorati alle loro azioni e pulsioni: l’autore non si sofferma molto sulla loro psicologia ma si concentra sull’hic et nunc della narrazione, attraverso una scrittura frizzante e dinamica, che tende allo spostamento del punto di vista a seconda del protagonista che vive sulla pagina, alternando momenti di altissima tensione ad altri più calmi e controllati. Così, il triplice volto di Ecate – una donna giovane, una adulta e una anziana, allegoria dei modi in cui l’uomo affronta la propria fine nelle diverse età – diventa simbolo dell’intero intreccio perché tutti, ne I tre volti di Ecate, guidati dalle sapienti mani dell’autore, vanno inesorabilmente incontro al loro destino. Fino all’ultima pagina.



 

 

 
 
 
 

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