I veri intoccabili

I veri intoccabili
Nel nostro Paese, si dice, si ripetono sempre le stesse storie. E negli ordini professionali italiani le storie che si ripetono riguardano i privilegi e gli scandali che si portano dietro sin dalla loro nascita. “In Italia c’è un partito invisibile che accomuna milioni di persone, al di là delle appartenenze politiche. È quello dei professionisti, tutelati da una sfilza di ordini. Sono loro i veri intoccabili. Nessuno è mai riuscito a scalfire i privilegi di cui godono”. Il sistema degli ordini rappresenta una vera e propria lobby, anche perché il 40% dei parlamentari italiani, deputati o senatori, appartengono ad un ordine professionale. “Un'area sociale ed economica” che nel tempo è rimasta solo sfiorata da riforme, da cambiamenti, che arriva dal passato con regole del passato, che non ha subito mutazioni, con un sistema di codici, scritti e non scritti che i politici, per manifesti conflitti d’interesse, non hanno potuto o non sono riusciti a modificare, dalla nascita della Repubblica sino ad oggi. Eppure gli scandali sono frequenti in ogni categoria, ma soprattutto le loro regole non scritte ed i loro sistemi di sopravvivenza sono assolutamente censurabili. Le strutture ordinalistiche sono giustificate costituzionalmente per servire il cittadino-consumatore ma in realtà non offrono alcun vantaggio al cittadino e per la competitività del Paese, ed addirittura rappresentano un ostacolo per gli stessi iscritti: come si denuncia da decenni, non esiste alcuna ragione ragionevolmente spendibile che possa non solo consentirne la sopravvivenza, ma spiegarne il vantaggio per la base degli iscritti. Gli esami di stato, che sono il principale fondamento dell’esistenza degli ordini, sono spesso truccati e pilotati: alcune categorie lasciano passare un po’ tutti non garantendo, quindi, una rigorosa selezione della qualità; altre categorie, invece, sono molto più selettive ma sono selettive talvolta a seconda del territorio, in un posto passa il 20 per cento di chi tenta l'esame, in un altro passa l'80 per cento! Il potere al loro interno, poi, si tramanda in maniera quasi ereditaria: ad esempio, il 44 per cento degli architetti è figlio di architetti, il 41 per cento dei farmacisti è erede di farmacisti, il 37 per cento dei medici è figlio di un medico. Attraverso la regia dell'ordine professionale, un’intricata rete di burocrazia controlla il sistema delle licenze spesso rendendo di fatto impossibile la concessione di nuove autorizzazioni. E poi c’è la questione dell'illimitata impunità nel caso di gravi errori o reati…
L’ultimo libro di Franco Stefanoni, giornalista de Il Mondo, della “scuola” di Gianni Barbacetto, da sempre interessato agli scandali che colpiscono liberi professionisti, studi ed ordini professionali, è una vibrante e acuta denuncia dei privilegi degli ordini professionali. Il capitolo certamente più interessante del lavoro di Stefanoni è quello su “Il forziere degli ordini”. Per mantenere le alte gerarchie, di soldi ne girano davvero tanti all’interno di ogni ordine, grazie alla diversificazione delle entrate: quota d’iscrizione, quota per partecipazione a congressi ed aggiornamenti, proventi per servizi di consulenza agli stessi iscritti, improbabili casse previdenziali. Piogge di milioni di euro solo grazie alla quota annuale d’iscrizione. Chi ne accumula più di tutti è l’ordine dei commercialisti che sembra navigare su un mare di oro, come rimarca Stefanoni. Eppure, ad ogni appartenente alla base degli iscritti non è mai stato noto, e non lo è ancora, il beneficio che si può trarre dal versamento di questi denari, a parte quello di mantenere l’intera baracca. I corsi di formazione e gli innumerevoli congressi sono quasi sempre inutili, l’assistenza nelle controversie legali è sconveniente economicamente, ed è praticamente impossibile ricavare una futura pensione con i contributi versati. Ma stupiscono soprattutto gli altissimi costi per gli immotivati viaggi e congressi organizzati dagli amministratori ed i faranoici stipendi (o gettoni di presenza che assomigliano più a lingotti d’oro) di consiglieri ed amministratori i cui compiti e presenze, spesso, non sono regolamentati e registrati. Spese folli che riescono ad essere nascoste grazie a bilanci di gestione che per nulla rispondono al principio di trasparenza. Si tratta di dati e numeri che conoscono già un po’ tutti e che hanno sempre suscitato indignazione, sin dai primi governi repubblicani degli anni Cinquanta. Tuttavia, nessuno, compresi i politici più indipendenti e volenterosi, è mai riuscito a contrastarli. Del resto, qualsiasi partito e governo, di centro-sinistra o centro-destra, è ben attento a non inimicarsi queste che si possono definire elite di potere capaci di spostare sacche di voti ed ingenti tesoretti. Vedremo se il nuovo governo Monti riuscirà a portare almeno qualche piccolo cambiamento.

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