I viaggi di Dio

I viaggi di Dio

Sulle tracce di Dio ripercorrendo le antiche vie dei mercanti, i sentieri degli eserciti, dei vittoriosi e dei vinti, per spiare dentro le loro bisacce e comprendere a quale divinità si affidassero, che aspetto egli avesse, ricercandone le tracce nelle rovine di antiche città. Ed è un dio che muta a seconda del luogo in cui arriva, che acquisisce caratteristiche nuove e le fonde con le proprie, per necessità di aggregazione, per convenienza politica o per imposizione militare. Dio viene dall’uomo e non viceversa. La parola, il primo embrione di comunicazione tra uomini, crea la divinità. L’uomo si interroga sul mistero del cielo che lo sovrasta, ragiona sulla concretezza della terra. Il primo paradiso non sta in alto, ma in basso, nelle radici che creano i germogli, nella natura che fuoriesce dalle zolle. Più l’uomo impara la natura e più le divinità si moltiplicano e poi viaggiano con le carovane e con gli eserciti. Il dio dei conquistatori diventa il dio dei conquistati, con le mercanzie si acquistano anche le religioni, che sono il braccio politico e commerciale delle fedi. Il concetto di anima arriva più tardi, assieme alla speranza che dopo la morte ci possa essere dell’altro. La scrittura diventa il sigillo e fissa le regole di una religione, stabilendone i dettami e mettendo ordine quando in troppi vogliono dire la loro. Tracciato il confine, di conseguenza tutto ciò che sta oltre è eresia. Le prime divinità sono entità femminili, legate al concetto di creazione, mentre il dio maschile arriva con l’urbanizzazione e la necessità di difendere le città. Ci vuole quindi un dio che sproni gli eserciti, infonda coraggio. Le antiche e grandi città dell’Oriente sono state i catalizzatori dei culti che tra quelle mura si sono avvicendati, a dimostrazione che l’uomo ha bisogno di sviluppare filosofie che lo rappresentino, lo rassicurino e lo portino a immaginare e sperare in un mondo migliore…

Dopo quindici anni di studio e montagne di appunti che attingono a una poderosa fonte bibliografica, l’autorevole scrittrice di origini padovane Gaia Servadio riassume in questo saggio il suo viaggio alla ricerca di un altro viaggio, che a sua volta ne riassume una moltitudine, il cui scopo è ripercorrere a ritroso gli itinerari delle carovane dei mercanti, delle colonne degli eserciti che nelle varie epoche hanno trasmesso ad altri popoli le proprie divinità. Il nucleo di partenza è l’antica città mesopotamica di Dura Europos, oggi in Siria, le cui rovine racchiudono testimonianze di culti che si sono sovrapposti, incontrati e mescolati seguendo le tendenze politiche ed economiche più favorevoli. Sulla via per la più nota Palmira, anche Dura Europos è stata deturpata dalla furia jiadista proprio mentre questo saggio prendeva vita. L’uomo ha creato i propri culti, ma non ha saputo poi tenerli a bada. Nati sulle rive dei grandi fiumi in Asia Minore e in Egitto, hanno viaggiato al seguito del proprio creatore. Ciò che scaturisce dalla lettura di questo interessante saggio, è la consapevolezza che l’uomo è artefice e vittima delle sue stesse creazioni. Il suo genio prende vita e si stacca, diventa genio a sua volta e poi dio, prendendo il sopravvento e comandando su chi l’aveva generato. Il bisogno ancestrale di sperare in qualche cosa di più si è trasformato in convenienza e arma nei confronti del prossimo. Lo studio delle origini dei nostri culti ci occorre per intuire la rotta che stiamo seguendo, perché è alle nostre divinità (che siano religiose, materiali come il denaro o immaginarie come Superman) che ci affidiamo nel momento del bisogno e ai loro presunti vaticini, che possono essere tanto pacifici quanto violenti.



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