I viali di circonvallazione

I viali di circonvallazione
Il più corpulento dei tre è mio padre. Murraille è chino su di lui, come per dirgli qualcosa a voce bassa. Marcheret, in piedi, in secondo piano, abbozza un sorriso, leggermente impettito, con le mani ai risvolti della giacca. Murraille ha in mano un bicchiere. E così pure mio padre. Da notare, lo sguardo vivo di Murraille e quello, inquieto, di mio padre. Tutto, in lui, esprime la prostrazione. Tranne gli occhi, che escono quasi dalle orbite. In fondo al locale, di tre quarti, una figura femminile: Maud Gallas, la gerente del del Clos-Foucré. Si distingue sul muro, dietro il bar, un calendario. Spicca chiaramente la cifra 14. Impossibile leggere il mese o l’anno. Ma, a osservare bene questi tre uomini e la figura fluida di Maud Gallas, si è indotti a pensare che la scena si svolga in un tempo molto lontano…
Secondo dei tre romanzi rilanciati da Bompiani in seguito alla rinnovata fama portata dalla vittoria del Premio Nobel per la letteratura, I viali di circonvallazione, uscito originariamente nel 1972, è uno dei capolavori di Patrick Modiano, grande autore francese che ha nel tema della memoria la sua cifra stilistica più importante. E la memoria, in questo romanzo, si lega al tema dell’assenza, quella di un figlio – la voce narrante – che torna, senza rivelarsi, da un padre che l’ha abbandonato dieci anni prima, appena diciassettenne, e che adesso vive umiliato e deriso da falsi amici, sotto le minacce dell’occupazione nazista in Francia. La scrittura di Modiano è, come in tutta la sua produzione, ostica, impermeabile, si lascia comprendere con il tempo e la riflessione, ma mostra anche un affetto nascosto e per questo profondo, che vince qualsiasi sentimento di rancore. Perché se il tempo modifica e corrompe, l’amore può farci tornare indietro, può ricomporre, rimediare.

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