I was hunting the dancing poppies

I was hunting the dancing poppies
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Un ragazzo intrappolato in una dimensione onirica, fatta di atmosfere moderniste (Eliot) e di musicale delirio catartico (Doors). Un percorso di fuga da un amore non più possibile, il dolore di un’assenza straziante, di un’esistenza troncata, di un’amicizia tradita. Un’anziana tabaccaia, balia del ragazzo fin da bambino ed ora in balìa delle allucinazioni di quel figlio acquisito. Una psicologa determinata si propone come guida in un percorso nebuloso e visionario, fatto di eroi, miti, divinità, cavalieri e cantori. Dal viaggio senza ritorno dell’esperienza allucinogena della droga, al viaggio di ritorno traghettati dalla stupefacente esaltazione della poesia… Vincenzo Stefano Luisi e Pierantonio Furfori sono due medici (il primo cardiochirurgo infantile, il secondo anestesista ed esperto di rianimazione pediatrica) in missione a Gerusalemme presso l’Ospedale Caritatevole Islamico Makassed. Devono operare neonati palestinesi in condizioni disperate, collaborare con le poche ma competenti unità operative, ottimizzare le scarse risorse a disposizione. Le ferite di una terra martoriata sulla pelle di chi è emblema dell’incolpevolezza. Una cronaca lucida e spietata che non lascia il posto alla compassione, non c’è il tempo per fermarsi a pensare, ogni giorno c’è qualche tenerissima vita da salvare…
Apparentemente le due parti che compongono questo volume, non sembrano avere niente a che fare tra loro. In realtà I was hunting the dancing poppies, testo teatrale di Vincenzo Stefano Luisi e il “diario di bordo” di Pierantonio Furfori, concorrono, come sottolinea Luisi, a creare consenso attorno alle missioni di cardiochirurgia pediatrica che l’ospedale Pasquinucci di Massa esegue a Gerusalemme. I proventi degli spettacoli teatrali e della diffusione del libro verranno infatti totalmente devoluti all’associazione “Palestine Children’s Relief”. Basterebbe dunque tutto ciò per ricavarne un giudizio positivo. In realtà c’è anche tanto dal punto di vista letterario. Un testo teatrale per palati sopraffini, ricco di citazioni antiche, moderne e contemporanee, che tuttavia potrà essere pienamente apprezzato solo in scena (com’è giusto che sia). Il racconto di Furfori, rigoroso e sentito, ci avvicina invece ad una realtà concreta, spesso dimenticata, quella di una meravigliosa parte di mondo sfregiata da un infinito conflitto, e lo fa con un linguaggio familiare e schietto.  Due medici in prima linea, sceneggiatore e reporter  uniti da una missione, salvare la vita nascente e far sì che non ci si dimentichi di Gaza. E noi non possiamo che essergliene grati.

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