Idi di marzo

Idi di marzo

Roma, 44 a.C., 7 marzo. Giulio Cesare, pontefice massimo, è logorato da angosciosi pensieri e tormentato dall'epilessia, con crisi sempre più violente e frequenti annunciate da fosche visioni di morte. Ma non può - o non vuole - permettersi di ritirarsi a vita privata, e anzi progetta una spedizione militare a est, contro i Parti. Cesare sa perfettamente che molti credono che voglia impadronirsi del potere assoluto mandando in pensione la gloriosa ma logora Repubblica, e un increscioso episodio avvenuto durante l'ultima cerimonia dei Lupercali, quando un gruppo di nobili gli ha offerto la corona, non ha fatto che confermarlo, nonostante la sua reazione veemente e il suo rifiuto sdegnato. Del resto - mormora il popolo - non tiene a Roma la regina orientale Cleopatra e loro figlio, il piccolo Tolomeo Cesare, proprio per condividere con loro il trono di Roma? Del resto - malignano gli avversari politici - non è questo il suo scopo sin dal guado del Rubicone, e non ha massacrato migliaia di concittadini per ambizione personale? Il grande condottiero non se la sente nemmeno di escludere che qualcuno trami concretamente alle sue spalle, malgrado i senatori di Roma abbiano recentemente fatto solenne giuramento di difendere la sua vita a costo della loro. Forse anche per questo ha inviato il fido Publio Sestio, centurione dall'immenso valore e veterano di mille battaglie, nel nord Italia in missione segreta...

Valerio Massimo Manfredi, archeologo stimato e maestro riconosciuto del romanzo storico di ambientazione greco-romana oltre che volto tv molto noto, qui indaga tra le pieghe di uno dei momenti-chiave della Storia occidentale, ma anche nelle contraddizioni laceranti di una vicenda umana che non a caso ha ispirato nei secoli romanzieri e drammaturghi di prima grandezza. L'amicizia, il tradimento, il potere, l'ambizione: il Giulio Cesare di Manfredi è una figura titanica, l'epicentro di una tempesta emozionale e politica che non può non travolgerlo ma che rende tutti vittime, anche gli apparenti carnefici. Lo stile è ricco, i riferimenti puntuali e documentati, ma il ritmo è da thriller - anche grazie al fatto che il plot si svolge in un'unità di tempo assai limitata - e incalza il lettore mentre gli eventi precipitano ora dopo ora verso una fine annunciata ma non per questo meno capace di regalare brividi, tanto che fino alle ultime pagine quasi ci si illude che Manfredi abbia voluto concedersi una licenza poetica e abbia salvato Cesare.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER