Il bambino che non era vero

Il bambino che non era vero
I changeling vivono nel bosco, ai margini della civiltà: folletti mutaforma quasi immortali che rubano bambini e ne prendono il posto, mentre i malcapitati cuccioli di uomo sono costretti a diventare a loro volta changeling in agguato tra gli alberi e le ombre, in attesa di un bambino da rapire e sostituire. Quando il piccolo Henry Day fugge di casa dopo una marachella non sa che non vedrà mai più i suoi genitori, perché il suo posto viene preso da un changeling che è stato un bambino normale più di un secolo prima. Così Henry Day diventa Aniday, una piccola creatura dei boschi che lotta per preservare la sua umanità, mentre il suo doppelgänger si fa strada nel mondo degli umani riscoprendo il sapore sublime della sua antica passione, la musica, e lottando contro l'istintiva diffidenza della madre di Henry, che ha subodorato qualcosa...
La diversità, l'arte, la dicotomia tra cultura e natura, l'infanzia. Sono solo alcuni dei temi toccati con rara sensibilità da questo romanzo assolutamente sorprendente, magnificamente scritto e pervaso di un fascino niente affatto comune. Ispirato da un poema di William Butler Yeats, Il bambino che non era vero ha colto di sorpresa prima di noi l'intero gotha della critica letteraria statunitense, che nonostante la diffidenza iniziale si è lanciato in lodi sperticate e paragoni molto impegnativi. Il talento di Donahue, peraltro al suo esordio assoluto, non era del resto sfuggito ad una vecchia volpe come Nan Talese, agente letterario oltre che suo di scrittori del calibro di Margaret Atwood e Ian McEwan, tra gli altri. Ah, un'ultima cosa: mi mangio il cappello come Rockerduck se dal libro non verrà tratto un film di successo.

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