Il bambino con le nuvole negli occhi

Il bambino con le nuvole negli occhi
Luglio 1950, Corea. Il caporale Robert Leavitt, appena ventunenne, è stato spedito a combattere una guerra che avrebbe preferito evitare: a casa lo aspetta la sua amata Lola, sposata da poco, che sta per dare alla luce un figlio. Robert la sente camminare di fianco a lui, una presenza che lo conforta e gli dà speranza in mezzo a tutta quella morte. Ma nemmeno l'immagine di Lola riesce a salvarlo dalla raffica del fuoco amico che lo colpisce per errore e così Robert si ritrova intrappolato in una galleria vicina al No Gun Ri, dove cerca disperatamente di rimanere in vita, passando dalla lucidità al delirio causato dalle ferite e dalla sete. Luglio 1959, West Virginia. Termite, il figlio di Lola e Robert, a causa di una forma di macrocefalia, non può camminare e soffre di una specie di autismo, che gli permette di interpretare la realtà solo attraverso i suoni. A prendersi cura di lui, dopo la misteriosa scomparsa della madre sono la zia Nonie e la sorellastra Lark, figlia che Lola aveva avuto da giovanissima e che non ha mai saputo chi è suo padre. A completare questa bizzarra costellazione familiare c'è Charlie, capo del ristorante dove lavora Nonie e suo primo amore, con la madre Gladdy, una donna acida e malvagia, che ha ostacolato in ogni modo il rapporto di Nonie e Charlie quando erano giovani e che adesso si è dovuta rassegnare al riprendere della loro relazione. Ad aiutare zia e nipote ad accudire Termite, ci pensano anche i vicini di casa italoamericani, i Tucci: Nick, il padre abbandonato molti anni prima dalla moglie, e i suoi tre ragazzi, tra cui Solly, innamorato sin dall'infanzia di Lark. La vita procede sui soliti binari finché una serie di strani eventi arriva a turbare la quiete dei numerosi segreti di famiglia celati con cura: un misterioso personaggio regala una nuova sedia a rotelle a Termite, l'alluvione riporta a galla i vecchi scatoloni di Lola e con essi tutte le verità che nessuno ha mai rivelato a Lark...
Un romanzo denso di colpi di scena e di sentimenti, dove le voci dei personaggi una dopo l'altra mettono a nudo i legami invisibili che tessono la ragnatela di quell'organismo assurdo che è la famiglia. La storia cattura per l'intensità del flusso di coscienza e per la costruzione simmetrica della trama, dove ogni rivelazione, ogni punto di vista, si incastra al precedente e al successivo in un gioco di richiami e di negazioni. Perché la verità assoluta è inconoscibile e bisogna accettare gli altri per quel grande mistero che sono, essendo anche in grado di perdonare quando è necessario, in primo luogo se stessi. Peccato per il titolo italiano, un po' retorico, che non rende giustizia alla semplicità e al gioco di parole dell'originale Lark & Termite, dato che “lark” in inglese significa allodola.

 

 

 

 
 
 
 
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