Il bambino di Noè

Il bambino di Noè
Joseph ha sette anni e vive a Villa Gialla, un collegio-orfanotrofio di Bruxelles. Sono gli anni del nazismo, della persecuzione degli ebrei. Proprio perché ebreo, il piccolo viene affidato dai genitori ai nobili Sully e da loro a Padre Pons. All’interno dell’orfanotrofio Joseph scopre l’amicizia grazie all’incontro con Rudy, ragazzo più grande e suo tutor. A lui resterà legato, con lui condividerà paura e gioia, che spesso in quei giorni si intrecciano. Una sera i nazisti fanno irruzione a Villa Gialla per deportare i bambini, ma padre Pons riesce a trovare un modo per salvarli nascondendoli nella sua cripta, dove già custodisce preziosi oggetti e libri ebraici per dare testimonianza ai posteri dell’esistenza del popolo, con il desiderio di essere un nuovo Noè, quindi salvare quel mondo. La cripta per loro tutti diventa, infatti, una nuova arca. Il contenuto della cripta e la conoscenza della religione del sacerdote permettono a Joseph di avvicinarsi al cristianesimo e riuscire a crescere rispettando i valori, l’amicizia e la famiglia…
La storia che il saggista e drammaturgo Eric-Emmanuel Schmitt racconta in queste pagine arriva subito al cuore, accompagnando il lettore in ricordi storici e in dolori indelebili, ma lo fa con una sfumatura ricca di speranza. Il tono usato per narrare è quasi sarcastico: quello di un bambino che è consapevole della condizione durissima del suo popolo, ma nonostante ciò non perde la voglia di  sperare e di credere in un futuro diverso. Il bambino di Noè ha un linguaggio scorrevole, delicato, sa toccare le corde più profonde dell’animo del lettore. Un libro adatto a tutte le età, una preziosa testimonianza - peraltro tratta da una storia vera - che non incuriosirà un unico genere di lettore e che porterà tutti a riflettere ancora una volta sulla follia umana.

 

 

 

 
 
 
 
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