Il bambino nella neve

Il bambino nella neve
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Chaitele è una cugina del papà di Wlodeck. Durante la Seconda guerra mondiale ha passato del tempo nascosta in una foresta, senza mai rivelare quale fosse. Non parla mai di quello che è accaduto durante il periodo in cui si è dovuta nascondere. Solo anni dopo a Wlodeck sua sorella minore racconta la verità. Era inverno e Chaitele, assieme ai suoi compagni – tutti ebrei – aveva dovuto lasciare in tutta fretta il nascondiglio nella foresta. Aveva un bimbo tra le braccia. Lo abbandonò sulla neve. E lei riuscì miracolosamente a salvarsi… Quel bambino con ogni probabilità è proprio Wlodeck, cresciuto poi nella Polonia del dopoguerra da due genitori comunisti e ebrei riusciti a scampare miracolosamente alle persecuzioni naziste e all’occupazione del territorio polacco, fuggendo da prima nell’ex Unione Sovietica dove la loro prima figlia morirà per gli stenti patiti. La storia di Wlodeck e della sua famiglia è una vera e propria genealogia. Molti parenti non sono sopravvissuti ai lager nazisti, altri sono fuggiti: ognuno di loro può narrare una storia allo stesso tempo meravigliosa e terribile. Wlodeck attraversa l’Europa con la sua famiglia cercando sempre un riparo dalle innumerevoli persecuzioni. Essere ebrei anche dopo la Seconda guerra mondiale non è semplice. Si vive tra il pregiudizio di molti e la ricerca di un posto nel mondo in cui mettere radici e poter finalmente chiamare “casa”…

Il bambino nella neve è un’opera che possiamo collocare sul crinale di più generi letterari: l’autobiografia, il saggio storico, la saga familiare, la letteratura ebraica. Wlodeck Goldkorn ha vissuto in Polonia, in Israele, in Germania e poi a Firenze. Senza sentirsi a casa, mai. Decide così di compiere un percorso a ritroso, verso le origini della sua famiglia. Assieme alla fotografa Neige De Benedetti torna ad Auschwitz: lì ci sono le ceneri di molti suoi famigliari. Poi si sposta in Polonia, a Katowice, luogo dove ha trascorso la sua infanzia. Dove suo padre ha militato nel partito comunista polacco, lottando per un futuro che fosse migliore per lui e per la sua famiglia, credendo fermamente in una società più uguale e giusta per tutti. Goldkorn racconta le sue esperienze senza retorica, senza voler essere mai compatito, anzi con la consapevolezza che nessuno potrà mai capire fino in fondo quello che lui prova, quello che hanno vissuto e sofferto i suoi familiari e milioni di ebrei ovunque nel mondo. Una lettura dura, necessaria, che fa meditare il lettore – e che ha il pregio di farsi leggere tutto d’un fiato senza mai concedere passaggi a vuoto – su ciò che è stato, su ciò che la nostra società è ancora. Su quello che è nostro dovere provare a cambiare per vivere in un mondo che sia migliore, per lasciare in eredità a chi verrà una società più giusta e meno piena delle contraddizioni in cui tutti siamo immersi.

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