Il bar sotto il mare

Il bar sotto il mare
Un uomo sta camminando di notte in riva al mare, quando all’improvviso il suo sguardo è attirato da un individuo vestito di nero con una gardenia all’occhiello. Lui decide di seguirlo, inconsapevole che questo gesto lo porterà dritto dritto in un incredibile bar sotto il mare, un bar “accogliente, luminoso e pieno di avventori” dove viene invitato a restare per ascoltare le storie di ognuno dei presenti. Tre tizi con il cappello narrano a turno le bizzarrie del loro paese, Sompazzo, dove un anno di tempo matto ha scosso tutti gli abitanti del paese che non si sono più ripresi da questa catastrofe, dove due amici – Ettore ed Arturo – si giocano una bicicletta (e l’amicizia) prima a suon di insulti, poi a colpi di fiatate e infine a vino e salsiccia finché uno dei due non ci resta secco, dove poiché il massimo della lussuria sono i calendari hard, quando apre il cinema pornografico Splendor tutto il paese va in visibilio. Il vecchio con la gardenia - sì, proprio quello che passeggiava in riva al mare - racconta la storia del più grande cuoco di Francia, talmente furbo e blasfemo da averla vinta anche sul diavolo che vuole portarselo via. Un nano racconta la storia del marziano che viveva su un pianeta dove tutto era fatto o di Quazz o di Trond e quando la sua compagna gli aveva chiesto un regalo speciale lui era arrivato fin sulla Terra per cercare qualcosa di originale. Un cane nero racconta del verme disicio che mangia le parole dei racconti e le mette una al posto dell’altra soprattutto verso la fine, regalandoci un testo che è un grande esercizio di stile. Persino la pulce del cane nero farà il suo racconto, il più breve di tutti…
Gli uomini con il cappello, il nano, il vecchio con la gardenia e il cane nero con la sua pulce sono solamente alcuni dei ventitre personaggi che popolano Il bar sotto il mare, e ognuno racconta una storia a modo suo. Chi sono e come son fatti gli avventori del bar ce lo dice immediatamente la copertina del libro, e per individuarli ancora meglio, prima che il racconto cominci c’è il disegno della copertina che riporta le sagome con i numeri ai quali abbinare la didascalia: così scopriamo che l’1, il 2 e il 3 sono gli uomini di Sompazzo, il 4 il barista, il 5 la bionda e così via: personaggi disomogenei tra loro, quasi fossero un’accozzaglia finita lì per caso. E dalla loro voce nascono storie che appartengono sì al mondo della fantasia ma che portano dentro di sé una morale che Benni ci riassume con brevi citazioni di personaggi autorevoli – da Paul Verlaine a Lewis Carroll ai proverbi africani – poste prima di ogni racconto. Sono storie che ci fanno sorridere, ci rendono tristi, ci lasciano un pensiero dolce o un pensiero amaro. Da Il bar sotto il mare è nata una pièce teatrale: tra i più riusciti allestimenti quello della Fondazione Teatro dell’Archivolto che servendosi di un narratore eclettico come Fabio De Luigi e della regia di Giorgio Gallione, ha portato in scena il testo di Benni in lungo e in largo per la nostra penisola.

 

 

 
 
 
 
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