Il bassotto e la regina

Platone è un minuscolo bassotto a pelo ruvido, filosofo e un po’ poeta. Da qualche tempo il suo padrone Yuri, studente di filosofia dinoccolato e maldestro, sembra distratto. Ora che è innamorato di Ada, non ha più molto tempo per lui. Le giornate del piccolo quadrupede trascorrono così nella solitudine, fin quando, la notte di Natale, un uomo misterioso ricoperto di tatuaggi trasporta nello scantinato del palazzo numerose scatole di cartone. Platone scopre con meraviglia che le scatole contengono animali di contrabbando: esemplari rari ed esotici – la mastodontica tartaruga leopardo, la signora Leo, o la scimmia Shiva, in cerca di una vita migliore al di là del mare – e cuccioli stanchi, sporchi e affamati. Alcuni sono in fin di vita, altri non sono sopravvissuti al lungo viaggio. E poi appare lei: la Regina. Una splendida levriera color della neve, orgogliosa e testarda, uno spirito ribelle di cui Platone si innamora perdutamente. Cerca di portarle conforto con la poesia, le parla della filosofia antica, canta (e come canta bene!) struggenti ballate e storie di cani fenomenali. Le racconta di Anubi il dio egizio, di Argo, amico fedele di Ulisse, e della piccola Laika, il cane astronauta che diventò la stella più brillante del firmamento. In fondo cosa può offrire di più un cane insignificante, “più corto di uno stivale e leggero come una bambola”, ad una creatura così meravigliosa? A poco a poco riesce a fare breccia nel cuore altero della Regina, ma il destino degli animali prigionieri sembra essere ormai segnato...

Non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina. Nel caso de Il bassotto e la regina potremmo fare un’eccezione: il tratto sottile dei disegni e la delicatezza degli acquarelli dell’illustratore Alessandro Sanna ci introducono sin dal primo sguardo alla bellezza e all’innocenza che da ogni pagina di questa favola trasudano. Vincitore del Premio Frignano Ragazzi 2013, questo libriccino è una dolce scoperta. Il pattern è classico: peripezie eroiche – di un eroe sui generis, un mite e buffo bassotto con “il cuore di una farfalla e il coraggio di una tigre” –, antagonisti più o meno crudeli e scaltri, lieto fine. Proprio nella semplicità con cui vengono raccontate, dal punto di vista animale, le avventure di Platone e della Regina, principessa straniera con gli occhi obliqui e il manto di neve, del pappagallo poliglotta e “Galeotto” che vola portando messaggi da una parte all’altra della città – scelto dall’autrice come voce narrante – e dei molti personaggi di contorno, troviamo il maggior punto di forza della narrazione. La Mazzucco porta a casa una bellissima incursione nel mondo della narrativa per i più giovani, con un libro che ha qualcosa da insegnare anche – e soprattutto, forse – agli adulti sull’amore, sull’amicizia, sul coraggio, sulla crudeltà di cui a volte l’uomo può essere capace. Immaginare la complessità e le sfumature del mondo interiore di ciascuno, umano o animale, toccare le coscienze e i cuori non è cosa facile. Ma alla Mazzucco, in queste seppur poche pagine, riesce benissimo.



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