Il bastone di Virginia Woolf

Il bastone di Virginia Woolf
Il 28 marzo del 1941 Virginia Stephen in Woolf si gettò nel fiume House. E tra quelle acque fredde nella campagna intorno alla sua casa di Monk’s House annegò. Un gesto estremo, disperato, ma necessario. Un atto meditato a lungo, studiato sia nelle modalità che nelle conseguenze. La guerra, la malattia, la lontananza dalla sua Londra ferita dalle bombe, il senso di reclusione e le voci che tornavano ad affacciarsi, nella sua mente e la pioggia che sembrava non smettere mai, i dubbi, le paure la condurranno su quella riva dove amava fare lunghe passeggiate e dove lascerà piantato nel fango il suo bastone come una firma, "simbolo di un’umanità che, malgrado i suoi dubbi, vincendo la propria nausea, aveva deciso di non cedere, di non abdicare"...
Laurent Sagalovitsch  ci narra gli ultimi giorni della scrittrice attraverso l’alternarsi di brevi frammenti del suo diario con le osservazioni del suo medico, il dottor Fine, attraverso le riflessioni del marito Leonard e le ‘etiliche confessioni’ di Louie, la vecchia domestica. In uno spaccato di singole intimità l’autore riesce a focalizzare in poche pagine l’interiorità dei protagonisti incatenati dalle proprie paure, dai dubbi, dalle dipendenze. Ci sediamo di fronte a Leonard nella sua stanza piena di libri, tocchiamo la sua scrivania ingombra di carte e ascoltiamo impotenti i suoi dubbi su una fede che non gli assomiglia da tempo, ma alla quale si aggrappa; quella stessa fede che sta uccidendo milioni di persone in Europa. Osserviamo Louie quando prepara la zuppa, mentre da dietro le finestre osserva con aria interrogativa i suoi ‘padroni’ costantemente incatenati dai loro pensieri. E infine seguiamo Virginia, in punta di piedi, attenti a non far rumore, e la vediamo mentre osserva le acque, mentre ascolta gli uccelli, osserva la pioggia e pensa. Partendo dal biglietto manoscritto che la Woolf indirizza al marito liberandolo da ogni responsabilità o dubbio in  merito ai motivi della sua scelta ("Se qualcuno avesse potuto salvarmi, quello saresti stato tu. Tutto mi ha abbandonato salvo la certezza della tua bontà (…) non penso che due persone abbiano mai potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi"). L’autore costruisce un romanzo appassionante e appassionato, intriso di forza, amore e morte. Senza dare giudizi, ci mostra un uomo fragile e una donna risoluta, un amore puro e un dubbio potente in grado di sbriciolare certezze costruite in anni. Ci racconta la storia di un’assoluzione - quella di Leonard - e di una decisione, quella di Virginia, che altro non è stata se non un atto di ‘legittima difesa’ come Shakespeare definisce, per bocca di uno dei becchini, il gesto estremo di Ofelia.

 

 

 

 
 
 
 
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