Il bello della vita

Il bello della vita
Aurélie Renard è ferma in una piazza parigina con un sasso nero in mano e una vecchia telecamera sulle spalle. Di fronte, un suonatore di ghironda ambulante: il Russo, che lei ha soprannominato così per via del suo colbacco. Lancia in aria il sasso e ne riprende la traiettoria. Sarebbe davvero finito sulla faccia di un bambino? Professor Papavoine, insegnante presso la Scuola delle Belle Arti. A lui Aurélie aveva esposto il suo progetto artistico. La sua idea di arte è concentrata in una sola parola: semplicità. Non sopporta la prosopopea dei suoi colleghi che, con i loro discorsi incomprensibili, allontanano l’arte dalla gente. Ingiustamente. Alla fine il sasso colpisce il bambino. In piena faccia. Per farsi perdonare e per evitare la polizia, la madre le propone di tenere il piccolo per una settimana. E glielo lascia. Da quel momento prende vita il progetto di Aurélie: collezionare immagini di vita quotidiana del piccolo. Contemporaneamente sta arrivando in città l’installazione “Life” di un artista contemporaneo chiamato La Machine: un uomo, nudo, che vive la sua vita quotidiana chiuso in un cubo di vetro, raccogliendo qualsiasi prodotto del suo corpo in contenitori trasparenti. Disponibili alla vista di chiunque, per duemilasedici ore. Sarebbe sopravvissuta Aurélie ad una settimana di pannolini, biberon e notti insonni? Sarebbe andata così liscia l’installazione avanguardistica di Le Machine nella sua città d’origine che l’aveva ripudiato? Molti saranno i colpi di scena…
A tratti esilarante, il romanzo sorprende per i suoi insoliti personaggi, per le situazioni al limite dell’inverosimile, per le coincidenze imprevedibili. I personaggi sono surreali, come la storia che tessono con i loro pensieri e le loro azioni: un bambino diventa, agli occhi di tutti, un pupazzo computerizzato per testare il senso materno; gli amici della protagonista si innamorano follemente di anime gemelle incontrate solo in foto e che abitano dall’altra parte del pianeta…Le loro avventure risultano assurde, i toni sono stravaganti, assolutamente in linea con la narrazione. Rhodes racconta e descrive un mondo folle ma con una agghiacciante razionalità: la denuncia delle logiche commerciali che sottendono l’arte (che non va spiegata, accompagnata da parole) si apre a recuperare il senso delle relazioni. Il romanzo è costruito perfettamente nell’intessere l’intreccio attraverso elementi che legano i personaggi tra loro. E l’assurdo porta il lettore a riflettere sul destino, sulla casualità e sulla probabilità che, un giorno qualunque, un evento qualunque possa cambiare la vita. Completamente. È certamente un romanzo fuori dagli schemi, particolare, insolito, che tiene legati alla lettura sempre col dubbio di essere in bilico tra realtà (molto ben descritta) e fantasia (per l’assurdità degli eventi narrati). Così come lo stile dell’autore, unico. La lettura sorprende sempre e diverte, nella sua ironia e genialità e ci fa dire che la vita è davvero bella. Se ci lasciamo sorprendere e stupire. In modo anticonvenzionale.

 

 

 
 
 
 
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