Il birraio di Preston

Il birraio di Preston

Per questa benedetta storia dell’inaugurazione del nuovo teatro di città, Vigata è tutta un fermento da giorni. Il fatto è che il prefetto, il fiorentino Bortuzzi si è “amminchiato” che il 10 dicembre  per la ricorrenza debba essere rappresentato “Il birraio di Preston”, melodramma giocoso in tre atti di Luigi Ricci, rappresentato per la prima volta a Firenze il 4 febbraio 1847, opera scialba ambientata in Inghilterra che non piace a nessuno; le ragioni di questa vera e propria fissazione sono ignote a tutti. Corre l’anno 1874, è passato troppo poco tempo dall’Unità d’Italia, la Sicilia non si è ancora adattata all’arrivo di autorità nominate dal nuovo regno, le tensioni non si sono affatto sopite e le aspirazioni mazziniane serpeggiano; il prefetto – d’altra parte – è convinto di poter imparare a conoscere la terra che gli è stata affidata sfogliando libri di storia locale (ma – si badi!- solo quelli con le figure). La logica conseguenza di tutto questo è che la gente tutta “si è fatta persuasa” che Bortuzzi voglia semplicemente imporre la sua autorità con un atto di forza e che per questo non abbia esitato neppure a sciogliere il consiglio dei notabili che non era d’accordo con la sua scelta. Per eliminare, in maniera più o meno lecita, ogni ostacolo al suo progetto il prefetto ha accettato l’aiuto di Emanuele Ferraguto detto don Memè, personaggio torbido e prepotente in odore di malaffare. In qualche modo dunque si arriva alla fatidica sera, il teatro è pieno ma da subito la situazione si fa tesa. Borbottii e risatine sono intercalati da vere e proprie esclamazioni udibili da tutti che fanno da contrappunto alle situazioni rappresentate sulla scena che gli spettatori non apprezzano e non comprendono. Si scopre presto che le forze dell’ordine, per ordine dall’alto, presidiano l’uscita perché nessuno possa abbandonare il teatro prima della fine della rappresentazione, che i palchi sono stato chiusi dall’esterno e che le signore, se proprio devono, possono andare nel camerino di comodo solo accompagnate dai soldati. La tensione è palpabile, basta uno sparo improvviso partito ad un milite vittima di un abbiocco, unito alla stecca clamorosa del soprano nervosissimo e all’urlo spaventato di una donna dalla voce particolarmente forte, e la situazione precipita inesorabilmente tra cavalli scalpitanti, signore dallo svenimento facile, tipi fumantini dall’arma pronta e profittatori manolesta specialisti nel palpare terga femminili. Nemmeno il tempo di sgombrare l’edificio che un incendio devasta il teatro e purtroppo fa anche delle vittime. Ma cosa è veramente successo nella settimana precedente a quella sera, e cosa sta per accadere in quella dopo? Tra lettere anonime, morti improvvise, bugie, verità aggiustate all’uopo, prepotenze e fermenti politici dal sapore mazziniano (o forse non proprio) ogni tassello andrà al suo posto ed ogni cosa si farà chiara. Almeno nella versione non ufficiale della storia …

In un bel libro-intervista Andrea Camilleri ha confessato:”Io non so inventarmi nulla dal nulla. […] Io ho sempre bisogno di un punto di partenza, minimo se vuoi, del fatto accaduto […] può essere una frase. […] Questo è il punto di partenza, che è come un eccitante, come un Viagra per usare un termine di oggi”. Nel 1995 esce Il birraio di Preston, terzo libro dopo La stagione della caccia e La bolla di componenda a nascere dalle suggestioni suscitate nell’autore dalla lettura dell’Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876) pubblicata nel 1969. In questo caso a colpire la fantasia dello scrittore è la notizia che con l’allontanamento del prefetto fiorentino Fortuzzi era tornata la calma a Caltanissetta, dove serpeggiavano da tempo malcontenti esplosi quando la popolazione non aveva gradito l’imposizione dell’opera lirica “Il birraio di Preston” per la serata inaugurale del teatro regio. Come una ragnatela, racconta Camilleri,  a partire da questo nucleo si ramifica il racconto delle due settimane a cavallo della famosa sera, racconto che l’autore siciliano arricchisce di personaggi coraggiosi (impossibile non riconoscere nel delegato Puglisi una versione ottocentesca di Montalbano), corrotti, prepotenti, legati a precisi codici d’onore, spinti da violenti sentimenti d’amore, di antipatia, di passione erotica, politica, artistica. Ne viene fuori un romanzo singolare nella struttura, ricco di rimandi e digressioni, suddiviso in ventiquattro capitoli che non hanno successione cronologica e possono anche essere letti in ordine sparso. Non a caso l’ultimo capitolo è indicato come Capitolo Primo. Eppure strutturalmente la narrazione appare circolare e alla fine i pezzi si compongono in un quadro omogeneo. A proposito di capitoli. Tutti gli altri non hanno numerazione ma prendono il titolo dalle prime parole di ciascuno in un divertente e bellissimo gioco letterario. Si tratta infatti di citazioni, manipolate ad arte, di libri famosi, dall’incipit del Manifesto di Marx ed Engels ai Peanuts di Schulz, da Melville a Cechov, a Sciascia, Gadda, Bradbury e tanti altri. I dialoghi divertenti e ricchi di trovate sorprendenti sono quelli a cui l’autore ci ha abituati da sempre; la particolarità del registro linguistico suo proprio stavolta non si limita al consueto ibrido siciliano ma si declina in altri dialetti, adattati ai personaggi, dal romanesco al toscano al veneto al milanese, sortendo sempre lo stesso effetto esilarante. In conclusione, nonostante la frammentarietà della narrazione che caratterizza questa storia e che ha spiazzato diversi lettori, questo è assolutamente uno dei romanzi più belli, divertenti e stilisticamente alti di Andrea Camilleri, capace di strappare risate ancora a riletture successive. Qualche anno fa diverse scuole hanno ritenuto di azzardare una innovazione, sicuramente per certi versi opinabile, sostituendo a I promessi sposi  manzoniani Il birraio di Preston. Magari ai ragazzi sarà mancato un tassello importante della nostra letteratura, ma decisamente si saranno divertiti di più. Unica controindicazione, non leggerlo in luoghi pubblici: si corre il rischio di scoppiare a ridere ed essere guardati con sospetto.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER