Il boss è immortale

In un pomeriggio di settembre, a Napoli, precisamente in Via Chiatamone, nei pressi dell’Università Orientale, viene rapita una studentessa americana di nome Lisa Miller. È alta, snella, ha capelli bruni e frequenta un master in lingue orientali. Si esprime in italiano, francese e arabo oltre alla lingua madre. Sono le sette quando due uomini scendono da una Mercedes Station wagon nera e chiedono alla ragazza delle informazioni, forse un’indicazione stradale. Lei si dimostra tranquilla e gentile, non avverte il pericolo. Invece ad un tratto uno dei due si pone alle spalle della giovane e la spinge verso il sedile posteriore dell’auto che sosta con il motore acceso. La scena si svolge in pochi minuti e velocemente la Mercedes si dilegua nel traffico convulso della città. Incendiata e ridotta ad una carcassa di lamiere, l’automobile viene ritrovata quattro giorni dopo in una discarica alla periferia di San Giuseppe Vesuviano. All’interno nessuna traccia e nessuna impronta né di sangue, né di violenza. Niente di niente. Secondo i documenti amministrativi esaminati dal Carabinieri presso la segretaria dell’Università, la studentessa vive a Londra. Gli estremi della carta d’identità e un numero della British Telecom sono gli unici dati che vengono forniti agli inquirenti. Il magistrato informa tempestivamente l’ambasciata britannica ed attende notizie da parte del Ministero degli Interni per avere elementi ulteriori sull’identità della ragazza rapita. Lisa intanto si sente chiusa in trappola e guarda la lampadina penzolare dal soffitto umido in cui è rinchiusa. Rilegge gli appunti che ritrova all’interno della borsa, la stessa del giorno del rapimento. Sa che è inutile picchiare i pugni o urlare…

Il boss è immortale è un noir avvincente sino all’ultima pagina che conduce il lettore in una Napoli bellissima e intricata, per un verso brulicante di vita e per l’altro immobile e avvolta nel mistero. Pur essendo la trama essenzialmente quella del romanzo giallo, con un enigma da risolvere da parte di immancabili figure di investigatori – due nel caso che ci occupa –, i richiami alla cronaca si rinvengono evidentissimi nell’intera opera. Sono divagazioni sulla realtà abilmente disseminate tra le righe e più che appesantire il racconto lo impreziosiscono consentendo una totale immersione del lettore anche nelle vicende del nostro tempo. Così trovano spazio, in maniera trasfigurata: le vicende partenopee sul traffico dei rifiuti, le scalate sociali dei tanti boss della camorra dall’attività illecita al capitalismo, i legami tra stampa e politica, le ombre sulla finanza vaticana. Sono ovviamente digressioni mutuate dal lavoro dell’autore, da quell’essere al contempo giornalista e scrittore, dunque critico osservatore del mondo reale. Inoltre la lettura viene resa piacevole e vivace dalla presenza di personaggi “positivi” che esprimono il personale pensiero dell’autore su certe dinamiche e ciò appare una intelligente deviazione rispetto al noir classico, in cui la narrazione procede tra colpi di scena senza che appaiano i giudizi valoriali dei protagonisti. Così tra citazioni cronachistiche, colpi di scena, misteri e descrizioni di comportamenti ispirati da sentimenti nobili, si ha l’impressione di aver ultimato un ottimo romanzo, di quelli la cui lettura va senza dubbio consigliata, anche a coloro che non sono cultori del genere.

 


 

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