Il caffè dei piccoli miracoli

Il caffè dei piccoli miracoli

Nelly ha una strana avversione per gli aerei, dovuta alla morte dei suoi genitori in un incidente, mentre stavano per andare in vacanza a Zanzibar. Il fatto strano è che non morirono in volo, bensì in auto, mentre stavano raggiungendo l’aeroporto. Questa sua fobia, purtroppo, non gioca a suo favore. È innamorata da sempre del suo professore di filosofia, Daniel Beauchamps, di cui è l’assistente e con il quale prepara la tesi di laurea su Paul Virilio e le sue teorie della velocità immobile. Lui non è propriamente un Adone, anzi: è anche un po’ troppo vecchio per lei, ma Nelly lo ama e in silenzio. Eppure nemmeno per questo grande amore riesce a salire su un aereo per New York, dove è stata invitata proprio da Beauchamps, atteso a un convegno. La persona che la sostituirà distruggerà i suoi sogni d’amore: fidanzatissima (anzi sul punto di sposarsi), Isabella e il professore, al Central Park, inciampano in un bacio, con la complicità di un temporale che li costringe a ripararsi in un padiglione. Al ritorno a Parigi, rendendo pubblico il loro amore, i due annunciano il trasferimento a Bologna, lasciando Nelly nella disperazione: e pensare che lei stava per rivelare il suo amore! Scappa dall’Università, dimenticandosi l'ombrello, proprio mentre fuori piove a dirotto. Il conseguente malanno la tiene a letto per tutte le vacanze di Natale e quando si riprende ritrova sotto il letto uno scatolone con i libri della nonna, la splendida donna che l’ha cresciuta, ma che nascondeva un segreto dietro la frase “Omnia vincit amor”, segreto che porta Nelly a Venezia...

“Io dico che tutti abbiamo bisogno di un po’ di magia, non crede?”. Citando nell’epigrafe Peter Bogdanovich e Tutto può accadere a Broadway, Nicolas Barreau dà immediatamente un primo indizio che la dice lunga sul suo ennesimo romanzo. Gli ingredienti per un’atmosfera magica ci sono tutti, compresa la rima “cuore - amore”. Non manca il lieto fine e poi ci sono due città molto romantiche, che sono per eccellenza quelle dedicate agli innamorati, Parigi e Venezia, ci sono anelli e storie, sofferenze e gelosie e c’è quel piccolo caffè che, come dice il titolo del romanzo, è in grado di compiere miracoli e, soprattutto, con il suo nome, la dice lunga sull’apporto che può dare alla storia: “Il settimo cielo”. Nicolas Barreau, definito dal giornalista tedesco Elmar Krekeler “immaginario”, si riconferma lo scrittore dell’amore. Con la sua prosa estremamente scorrevole e piacevole rende perfettamente immaginabile tutta la storia, al punto che il Ponte di Rialto o Piazza San Marco ci sembra quasi di vederli, così come è facilmente udibile lo sciabordio della gondola sull’acqua. Tutto è riconducibile alla realtà, tutto è vero e documentabile, compreso il libro Validità giorni dieci che Pietro Silvio Rivetta, conte di Solonghello, ma che firmò con lo pseudonimo di Toddi, pubblicò a cavallo tra gli anni Venti e Trenta e da cui è stato tratto anche un film nel 1940. I protagonisti si chiamano davvero Paolo e Clara, come ha riportato Barreau, che d’altronde, come libraio, pur se molto giovane, potrebbe averne letta una delle tante edizioni.



 

 

 
 
 
 

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