Il calcio dietro le quinte

Il calcio dietro le quinte

C'è la bulimia economica di calciatori più a loro agio con conti bancari a sei/otto zeri che con le aree di rigore avversarie, c'è la sfacciataggine di procuratori senza scrupoli e pronti a far inscenare ai propri assistiti liti ad arte con spogliatoi e vertici aziendali pur di realizzare per essi trasferimenti fino a qualche mese prima improponibili. E ci sono i Mister, in tutta la loro storica evoluzione o estinzione – dal burbero “paròn” Rocco che usava le tavole imbandite di trattorie della Bassa per le sue conferenze stampa coi giornalisti, al telegenico esperto di comunicazione e strategie aziendali Josè Mourinho, passando ovviamente per l'innovatore mago Herrera, per il pragmatico (e ancora oggi in sella) Trap, per i vari Capello, Sacchi e Bearzot, con l'indimenticabile pipa tra le labbra e la storica partita a scopa col Presidente Pertini, di ritorno dallo strepitoso trionfo mundial dell'82. Ma ovviamente ci sono anche i presidenti, i padroni del teatro, coloro che tutto possono perché son loro alla fine a mettere mano al portafoglio. Anche qui l'evoluzione storica del ruolo non s'è fatta mancare nulla: dal presidentissimo dell'Avellino anni '80 Sibilia a cui non mancava mai occasione di ribadire che il suo allenatore doveva “sempre e soltanto dire di sì”, fino alla dinastia Agnelli capeggiata dall'indimenticabile Avvocato, non tralasciando i Moratti padre e figlio - tanto il primo vincente di successo quanto il secondo oggetto di scherno e derisione fino al colpo di spugna di Calciopoli che ha ridato un certo splendore ai colori neroazzurri, per non parlare del presidente romanista Dino Viola capace di portare il tricolore nella capitale dopo più di quarant'anni o del napoletano Ferlaino riuscito nell'impresa di regalare nientepopodimeno che sua maestà Maradona al popolo partenopeo. Ma poi, accanto agli attori principali ci sono ovviamente anche tutti i comprimari del grande circo del calcio. Tifosi o pseudo tali, giornalisti e agenti di mercato, massaggiatori, arbitri e gli immancabili inciucioni che del più bel gioco del mondo hanno approfittato per rimpinguare portafogli e bacheche societarie. Insomma c'è tutto il fantasmagorico e sfavillante mondo pallonaro in questo compendio per appassionati e non, firmato Gino Bacci per la Eco Sport, e forse anche qualcosa in più...  
“La più grande commedia popolare dei tempi moderni è il gioco del calcio”. Con questa frase il popolare giornalista e opinionista televisivo Gino Bacci dà il fischio d'inizio al suo personale racconto su più di cent'anni di storia pedatoria. Ma stavolta non si tratta del solito polpettone buonista con e per addetti ai lavori. Bacci da buon toscanaccio con penna romantica e tagliente, ci racconta, grazie al suo mezzo secolo di esperienza nel mondo calcistico, il teatro dall'interno, da dietro le quinte, grazie a centinaia di aneddoti foto e chicche imperdibili. E ci racconta sopratutto la trasformazione – o involuzione – che il pallone ha avuto nella sua inarrestabile corsa con il tempo. Tra il calcio pane salame e sudore del burbero Rocco e quello tutto lustrini, paillettes e apparenza del funambolo della dialettica Mourinho, c'è un abisso di inevitabile trasformazione sociale, economica e morale. Eppure, nonostante cambiamenti, mutazioni, naturali evoluzioni o singolari involuzioni, domenica dopo domenica da cent'anni a oggi, c'è una sola unica magia che è rimasta invariata, universale e immutabile e che è capace di legare i popoli a tutte le latitudini del pianeta. Ed è quell'urlo liberatorio, ancestrale, orgasmico e collettivo che accompagna il pallone – da Wembley ai campetti bruciacchiati delle favelas brasiliane – a varcare la fatidica linea bianca prima di insaccarsi inesorabilmente in rete.

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