Il campo del vasaio

Montalbano si sveglia di soprassalto nel cuore della notte: qualcuno sta bussando disperatamente alla porta di casa, mentre fuori infuria un temporale tremendo. Si alza a sedere sul letto, cerca invano di accendere la piccola lampada che tiene sul comodino: alla fine si alza tutto infreddolito e si dirige verso la porta mentre lampi e folate di vento gelido passano attraverso le fessure delle persiane. “Vengo! Vengo!” urla mentre tenta di ricordare dove caspita abbia appoggiato i pantaloni la sera prima, visto che non li trova né sul letto né sulla sedia. Inutile, deve correre alla porta e aprire: lì fuori, bagnato dalla testa ai piedi e con l’impermeabile sgualcito e strappato, il questore lo osserva come se fosse in trance. Crollato su una sedia, sconvolto e fra le lacrime Bonetti-Alderighi supplica il commissario di nasconderlo da qualche parte in casa sua; durante la notte la mafia ha preso il potere e il questore non ha altra scelta che scappare e nascondersi neanche fosse un pericoloso latitante. Montalbano non fa in tempo ad andare in cucina a prendere un bicchiere d’acqua per cercare di calmare il suo ospite, che quando rientra in camera si trova di fronte Riina in persona: è in attesa di salire su un elicottero che lo porterà a Roma dove è atteso per formare il nuovo governo; ma di certo non poteva prima non fermarsi a casa di Montalbano per sapere se, vista la sua grande esperienza come commissario, sarebbe disposto ad accettare la carica di Ministro dell’Interno...

Inizia con questo divertentissimo incubo – forse divertente lo è un po’meno per il povero Salvo Montalbano ‒ il tredicesimo romanzo di Andrea Camilleri che ha come protagonista il commissario più amato dai lettori italiani, entrato nelle case di tutti grazie anche alla splendida interpretazione di Luca Zingaretti che ne veste i panni nella serie televisiva di grande successo di pubblico trasmessa da Rai 1. Un Montalbano cupo ‒ quello che conosciamo in questo Il campo del Vasaio ‒, che ha a che fare con una complicata indagine legata a quello che a tutti gli effetti sembra essere un delitto di mafia: un cadavere ritrovato in un terreno cretoso, scosceso e reso viscido dalla pioggia, con il viso completamente sfigurato – e quindi irriconoscibile ‒ ed il corpo fatto in ben trenta pezzi, proprio come i denari per i quali Giuda tradì Gesù. Un’indagine che si rivelerà, però, un intricato roveto dalle spine acuminate, nutrito e cresciuto in un terreno intriso di tradimenti e omissioni. Un terreno viscido e insidioso proprio come il campo in cui viene ritrovato il cadavere mutilato. Salvo è qui è angosciato da una malinconia di fondo, alla quale forse lui stesso non è del tutto in grado di dare una spiegazione, ma che lo rende agli occhi del lettore in qualche modo più umano, più vicino. È un Montalbano che pare arrendersi all’evidenza dell’impossibilità di contrastare sempre il Male; che sembra alzare le mani di fronte alle miserie umane, alle crudeltà, ai tradimenti. Che sia forse il disincanto della maturità? Sopra tutti aleggia, come sempre, lo stile inconfondibile di Camilleri, limpido, con rapidi cambi di registro e capace - con le sue incursioni in dialetto siciliano e le situazioni a volte al limite del comico - di strapparci un sorriso anche quando si dovrebbe solo piangere.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER