Il canale dei cuori

Il canale dei cuori
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Giuseppe e Rina si sono lasciati la Seconda Guerra Mondiale alle spalle: frequentano la facoltà di farmacia, nonostante abbiano caratteri opposti, l’uno contemplativo e mite, l’altra concreta, irruente, si piacciono da subito. Diventeranno marito e moglie dopo la laurea, trasferendosi a Ro, dove esercitano la professione di farmacisti. Intanto la famiglia si ingrandisce, arrivano Vittorio, che porta il nome del nonno, ed Elisabetta. Casa Sgarbi diventa crocevia di intellettuali e letterati: Eco, Bassani, Moravia, Tondelli, Zeri… accolti, in un clima ospitale e stimolante, dai manicaretti sapidi della Rina, conditi dalle sue lapidarie boutade, con cui a volte liquida un argomento. È una donna di tempra, grande carisma, soprannominata la spacca tutto dai tempi universitari. Giuseppe è consapevole della sua straordinarietà e ne è affascinato. Anche lui è uomo di carattere, ma ha la forza della moderazione, è portato all’ascolto, alla riflessione, forte di un’attitudine speculativa e poetica che lo spinge a ritagliarsi frammenti di silenzio in riva al fiume Livenza, dove spesso si reca a pescare con il cognato Bruno, beandosi di un tempo sospeso in cui discorrere appassionatamente di politica, storia, letteratura, ripercorrendo a tratti l’infanzia, la giovinezza, gli anni della guerra; mai sazi della reciproca intelligenza. Bruno insegna lettere, è un intellettuale con una velatura malinconica e l’inquietudine tipica di chi pensa per mestiere. Gli anni sembrano avvicendarsi al ritmo della natura, congeniale a quello interiore di Giuseppe; ama tenersi a distanza dal turbinio chiassoso del mondo, sfiorando col pensiero il fiume, pago della propria famiglia riunita nella casa di Ro, che risplende di opere d’arte collezionate da Vittorio e Rina. Ma come tutte le case, anche quella è destinate a svuotarsi degli affetti più preziosi, lasciandolo, ormai vedovo, ad una senilità pensosa e feconda, motore di un talento narrativo che lo spinge a riallacciare il filo spezzato del dialogo con l’amato Bruno…

L’autore, Giuseppe Sgarbi, padre dell’incontenibile Vittorio e della nota Elisabetta, ha svolto per tutta la vita il mestiere di farmacista, esordendo come scrittore all’età, oserei dire tenerissima, per il modo delicato in cui rimembra e scrive, di oltre novanta anni. Il canale dei cuori, dettato addirittura, per problemi di vista, è la sua terza ed ultima opera uscita postuma. Giuseppe ripercorre le tappe significative della propria esistenza attraverso un dialogo immaginario con Bruno, morto molti anni prima, utilizzando un espediente che lascia fluire la narrazione col timbro naturale e sincero di chi si abbandona ad un amico con cui ha percorso un lungo pezzo di strada. La scrittura, armoniosa e meditata, ricorda la voce arrochita dei nostri vecchi, impreziosita da intermezzi poetici all’inizio di ogni capitolo che la rifiniscono di un ricamo lirico. I ricordi affiorano lucidi, e si incastrano in un racconto che parte dall’infanzia, con le macerie della guerra sullo sfondo, fino ai giorni nostri; coprendo un arco temporale piuttosto lungo, data la longevità dell’autore, che gli consente una visuale retrospettiva a fuoco ed acuta, non solo della propria esistenza ma anche del tempo in cui essa si snoda, forte della consapevolezza, a tratti paternalistica, di chi ha frequentato di persona la grande storia (fu chiamato alle armi nella Seconda guerra mondiale).L’autore si guarda indietro pacificato: è sopravvissuto a due guerre, all’alluvione del Polesine, alle inevitabili turbolenze esistenziali, accompagnato dalla certezza granitica dell’amore per la sua Rina, evocata in ogni riga, protagonista dei suoi pensieri e in un certo senso al centro della narrazione. Un uomo fortunato, che si avvicina all’approdo nella pienezza degli affetti, in comunione con la natura; conscio di un’esistenza privilegiata che ha onorato senza sciuparne i giorni, ma lasciando entrare nella propria anima tutta la bellezza che poteva contenere. Vivamente consigliato. Chi è alla ricerca di memorie smarrite ne trarrà giovamento e ispirazione.



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