Il cane che aveva perso il suo padrone

Il cane che aveva perso il suo padrone

Castello di Elsinore, Danimarca, 1602. C′era bassa marea, il suo padrone voleva portarlo sulla spiaggia a raccogliere le ostriche. Si annusava nell′aria una specie di presentimento, forse perché il tempo era mutevole. Sulle prime non gli andava proprio di uscire, così si era nascosto tra le gambe intarsiate del tavolo. Al ricordo della sua voce che lo chiama – dove sei, campione? – ancora oggi il cuore gli si spezza come un guscio. In ogni modo, erano usciti: dalla spiaggia si vedeva il castello, si ricorda che le uniche luci accese erano quelle del loro alloggio vicino alle cucine, perché la famiglia reale aveva l′abitudine di passare gli inverni altrove. Passeggiavano sulla sabbia quando il suo padrone si era fermato all′improvviso. Dietro l′isolotto si muoveva la vela di un relitto. Sulla battigia avevano poi trovato due casse rovesciate, una integra, l′altra ridotta in molti pezzi. Sulla sabbia c′erano decine di fialette di vetro in frantumi, del tutto simili a quelle che il suo padrone teneva nel laboratorio. Sulla targhetta: Opalheim, e uno stemma che avrebbe imparato a conoscere bene. Il corpo lo avevano trovato dopo, subito dietro la barca. L′aria era tesa, lo aveva preso una specie di angoscia. Niente di paragonabile, comunque, a quella che ha provato a Venezia, ottantasei anni dopo, quando all′improvviso il suo padrone è scomparso. Non prima di dirgli che se si fossero persi lo avrebbe dovuto aspettare lì, sui gradini della Cattedrale…

All′età di 217 anni, un vecchio cane attraversa tutte l′Europa alla ricerca del suo primo padrone, cui è rimasto legato indissolubilmente. Che cosa diventa la fedeltà quando fa il paio con una vita straordinariamente longeva? Perché il protagonista di questa storia ha una strana cicatrice a forma di mezzaluna su un fianco, identica a quella che ha il suo padrone e a quella di Vilder, l′uomo che li segue da sempre? Sono stati insieme a Elsinore, Londra, Praga, Parigi, Madrid ogniqualvolta l′uomo trovava impiego come medico di corte. Dopo un terribile evento accaduto ad Amsterdam, cui l′animale preferisce non pensare, è iniziata per loro una nuova fase, a servizio dei soldati sui campi di battaglia. Poi Venezia. È lì che ha perduto ogni traccia di quell′odore inconfondibile: “una grande foresta a mezzanotte, pergamena indurita e un soffio di linfa di pino”. Dopo aver presidiato per decenni le scale della Cattedrale a Venezia, perché lì avrebbero dovuto ritrovarsi nel caso si fossero persi, l′improvviso riaffacciarsi dell′enigmatica figura di Vilder lo convince a mettersi sulle tracce del suo primo e unico amico umano. Una storia bizzarra, che si muove da un′epoca storica all′altra con disinvoltura e attraverso un inedito punto di vista. Molti personaggi, tra cui qualche comparsa celebre, e la curiosità di comprendere le ombre che attraversano la storia ne fanno una lettura di piacevole intrattenimento.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER