Il cane che osava sognare

Il cane che osava sognare

Chioma è una cagnolina di una cucciolata di meticci. Vive assieme alla sua mamma in una casa di campagna dove ad accudirli c’è un uomo anziano che abita lì con sua moglie. Tutti gli animali della casa lo hanno soprannominato “Nonno Strillone” perché ha l’abitudine di alzare la voce e di rincorrere con la scopa alzata i cuccioli dispettosi. I piccoli si aggirano spesso fra la verdura dell’orto facendo danni, o si mettono a rosicchiare tutto il pesce che la nonna ha messo fuori ad essiccare. L’unica che si dimostra sin da subito diversa dai suoi fratelli è Chioma: il pelo folto di un nero-blu, gli occhi da subito aperti ed un carattere forte che attirerà spesso le ire di Nonno Strillone. Anche la vita in famiglia non è sempre facile perché, per la sua diversità, gli altri cuccioli la tengono sempre a distanza, non hanno voglia di condividere con lei il cibo e spesso la maltrattano proprio come la madre. Solo il burbero Nonno Strillone le parla accarezzandole il pelo ispido e folto; solo a lei ha dato un nome. Una vita apparentemente tranquilla che viene però stravolta improvvisamente una mattina, quando estranei venuti a trovare l’uomo anziano se ne vanno portando via i fratellini di Chioma...

Secondo libro di Sun-Mi Hwang, autrice sudcoreana molto conosciuta e apprezzata nel proprio paese che con il suo primo La gallina che sognava di volare ha vinto il SBS Media Literary Award 2001 e il Sejoing Childre’s Literature Prize 2003, Il cane che osava sognare è una delicata storia a metà fra romanzo e fiaba moderna che racconta le avventure della coraggiosa cagnolina Chioma. Malvoluta dalla madre e dai fratelli perché diversa per il suo pelo folto e nero che le copre persino gli occhi, Chioma è in realtà la preferita di Nonno Strillone che al di là del carattere burbero e dei modi sbrigativi scopriamo essere un uomo buono, segnato dalla vita ma ancora in grado di amare. Ed il rapporto che si instaura tra lui e questa cagnolina scura è un legame profondo, che gli impedirà di venderla come gli altri cuccioli (Nonno Strillone sbarca il lunario allevando cani e altri animali) e che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni. Una storia tenera, che spesso commuove, in cui i protagonisti sono gli animali: riescono a capirsi e a parlarsi fra di loro (divertenti sono i battibecchi tra Chioma e la gatta dei vicini) e comprendono persino la lingua degli umani; osservano e giudicano il nostro mondo offrendoci un punto di vista diverso e numerosi spunti di riflessione; partecipano alle nostre gioie e ai nostri dolori. Anche Chioma, proprio come un essere umano, conosce il dolore: quello fisico, quando viene azzannata da un altro cane, e quello della perdita quando diventata adulta anche i suoi cuccioli vengono venduti. E in questo rapporto uomo-cane, scopriamo così di avere in comune molto più di quanto si pensi. “I giovani crescono e i vecchi sono sfiniti. Solo vivendo l’inverno si capisce ciò che nasconde. L’inverno ha molti segreti” dice ad un certo punto la vecchia e saggia gatta a Chioma; proprio lei, detestata per anni, ed ora tradita dalla sua umana che l’ha soppiantata con un gatto più giovane, diventa in vecchiaia un’amica fidata e una alleata preziosa contro l’odiosa gallina Cognata. L’inverno porta stanchezza, vecchiaia e morte; ed è forse questa la morale che ci sussurra Sun-Mi Hwang: che tu sia uomo o animale, condizioni inevitabili dell’esistenza sono il dolore e la perdita. È da qui che si può ripartire per comprenderci meglio, al di là della specie.



 

 

 

 
 
 
 

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