Il cantante nella notte

Naranča Peović viaggia da due settimane per trovare Slavuj Mitrović. Partita da Zagabria, è diretta a Spalato. Ha letto la lettera che Slavuj ha lasciato ai suoi vicini di via Dinko Šimunović n°35 e vuole rivederlo prima che tutti i ricordi vadano persi. Dopo l’incidente anche una semplice emozione la confonde al punto di non riconoscere neppure un segnale stradale o far partire la sua cabriolet. Naranča ha deciso di registrare pensieri e le lettere per conservarne la memoria. Il villaggio di Slavuj è su una montagna vicino al triplice confine, lì incontra Josipa, la mamma che legge la lettera sillabando lentamente, poi le confida lo scandalo in paese per aver avuto il figlio a quarantadue anni e la sua parola che per questa nascita tardiva il figlio non sia mai stato molto normale. Cerca di consolarla, Slavuj è un artista come lo è anche lei stessa, Naranča, ma la madre invece si arrabbia, non può essere tanto intelligente: lui imbratta i muri, lo cerca la polizia, non ha fatto soldi e da più di un anno non si è fatto più vivo con lei. La sera dorme nel letto di Slavuj, dopo essersi lavata con l’acqua fredda perché quella calda era finita, osserva con tenerezza tutte le cose di lui bambino, sopra il letto è attaccato un quadro ricamato dalla giovane Josipa, una Monna Lisa, scambiata dalle donne del paesino per una Madonna, quella Monna Lisa soggetto importante in tante opere di Slavuj. La mattina alle sette Naranča riparte alla ricerca…

Il cantante nella notte è l’ultima “romanza” di Olga Savičević Ivančević, un canto d’amore che la protagonista, la famosa sceneggiatrice di soap opera Naranča Peović, eleva lungo la strada del viaggio mentre è sulle tracce del suo primo marito, Slavuj, che non ha mai dimenticato. In realtà il romanzo ha anche una trama con finale a sorpresa che darà al lettore una nuova chiave di lettura e d’interpretazione degli avvenimenti. Il racconto è frammentato dalle lettere che l’artista Slavuj ha scritto per celebrare la libertà dei Balcani sempre in guerra, perché “l’amore è l’unico vero spettacolo offerto, se non vi piace la guerra". Difficile entrare nella musicalità del testo, potente, molto sofisticato e saturo di significati. Mentre Naranča, in tacchi alti, attraversa con la sua auto lussuosa una terra ancora sofferente per i terribili conflitti fratricida, incontra personaggi semplici e immediati, si intessono dialoghi scarni con tante citazioni letterarie, artistiche, si scoprono le profonde ferite, i danni dell’odio, del fanatismo e del conformismo. È lo stesso stile narrativo che Savičević ha utilizzato nel precedente romanzo, ugualmente pubblicato da L’Asino d’oro, (Addio, cowboy), ancora con la guerra dei Balcani sullo sfondo, sempre un viaggio di ricerca di senso, per scoprire il modo di "rendere il poco, abbastanza”. La colonna sonora della storia di Naranča e Slavuj però non è totale sofferenza, ma soprattutto malinconia e rimpianto per occasioni perdute, e il messaggio dell’autrice a tutti quanti è lapidario: “Se non sapete quanto siete fortunati, allora davvero non avete fortuna. Gioitene, almeno nella mente!”.

 


 

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