Il canto dell'allodola

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Il dottor Howard Archie è un uomo molto elegante: si vede già a una prima occhiata che veste solo abiti su misura e per di più confezionati da un sarto di Denver! È appena rientrato nel suo studio ed è tardi, ma non fa in tempo nemmeno ad appoggiare il cappotto che sente la porta della sala d’aspetto aprirsi. È Mr Kronborg che lo invita ad accompagnarlo a casa, visto che sua moglie ha bisogno di lui. Il dottor Archie prende la borsa nera con i suoi strumenti, scarabocchia un messaggio con le istruzioni per il suo tuttofare ed è pronto per essere condotto da Mrs Kronburg, in procinto di partorire il suo settimo figlio. A un passo dalla casa, infastidito dalla tosse nervosa persistente del suo accompagnatore, il dottor Archie rovista nella tasca del suo panciotto e gli allunga una compressa (un campione di un prodotto efficace, appena arrivatogli), ottima per la gola irritata. Alle tre di mattina, fatto nascere il bambino e mentre è in procinto di tornare a casa sua, dalla sala da pranzo sente dei respiri affannosi provenire da una stanza laterale e chiede se qualcuno dei bambini sia ammalato. Il signor Kronburg gli risponde che “deve essere Thea”, ha tosse e raffreddore. Howard Archie va a controllare, misura la febbre alla bambina, le prende il polso e poi va a cercare il padre che nel frattempo ha raggiunto la moglie e l’ultimo nato in camera. La bambina ha la polmonite ed è malata da qualche giorno: devono tenerla lontana dagli altri. I due la trasferiscono con materasso e il resto delle coperte su un divano letto del salotto. “La tenga ben coperta! Devo tornare in studio a prendere le medicine”...

Una lettura non facile, perché parte da molto lontano per narrare le gesta di Thea e accompagnarla in tutto il suo percorso legato alla musica, ma forse, a pensarci bene, non manca giustamente alcun passaggio, soprattutto perché ognuno di essi costituisce un momento fondamentale della formazione della ragazza, una base indispensabile della sua preparazione e del suo amore per la musica e che poi contribuirà a renderla il grande personaggio che diventerà. Probabilmente a rendere impegnativo l’approccio con questo romanzo è più che altro il gran numero di pagine, nell’ambito di un cammino che sembra impossibile da compiere, soprattutto perché all’inizio (150 pagine o forse più) è particolarmente difficile anche solo immaginarsi quello che succederà. Si hanno in mente mille idee, si ammira oltre ogni limite il carattere deciso di questa bambina che diventa una ragazza con le idee particolarmente chiare ma che non dice mai mezza parola di troppo per urtare qualcuno, anche se proprio le sue capacità straordinarie danno sui nervi a molte invidiose (e invidiosi) di Moonstone, località in Colorado dove vive. Sullo sfondo l’America dei primi decenni del Novecento, l’America che cresce, l’America che si prepara ad essere quella che è oggi ma che si fonda ancora su piccole/grandi comunità di europei e di nativi, ognuno con le proprie tradizioni, le proprie idee, le proprie caratteristiche e specialità. Questo Il canto dell'allodola è considerato il secondo romanzo di una trilogia denominata Trilogia della prateria, successivo a Pionieri e precedente a La mia Antonia e ha il pregio di riportare l’attenzione su Willa Cather, una importante scrittrice americana che vinse anche il Pulitzer nel 1923.

 


 

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