Il canto delle parole perdute

Il canto delle parole perdute
1945. In pieno conflitto mondiale, Kazuo trascorre il suo tempo come tutti gli adolescenti giapponesi. Bighellonando. A Nagasaki tutto è razionato, perfino le parole, e lui continua a domandarsi se sia più forte il sangue olandese che scorre nelle sue vene o l’educazione giapponese che ha ricevuto da quando, alla morte dei suoi genitori naturali, è stato adottato dalla famiglia del dottor Sato, uno dei medici più stimati a Nagasaki e carissimo amico di suo padre. Tra le scoperte e le esplorazioni, il Campo 14, con i suoi prigionieri di guerra, è diventato il suo passatempo preferito, quasi un’ossessione: tutti i giorni è immobile sulla collina, con il suo binocolo, ad osservarli, come fossero parte della sua famiglia. Davanti alle spietate torture inflitte ai prigionieri del Campo 14 si spegne in lui l’ultimo respiro giapponese. È lì che, ogni giorno, lo raggiunge Junko. E con lei, il solito formicolio nello stomaco. Inizia un gioco: quattro haiku, quattro brevi poesie sulla morte. Per la prima volta dalla morte dei suoi genitori, era tornato ad amare. E quegli haiku non gli piacevano affatto: lei non avrebbe potuto perderla. Si promettono un incontro speciale per l’ultimo haiku. Al solito posto. Poi un aereo e una bomba. Poi solo luce. “Tutta la luce del mondo”. “Tutto il male del mondo chiuso in una bomba sola”. 66 anni dopo, a Tokyo, Emilian Zäch, un architetto visionario, sogna un mondo a zero emissioni. Attraverso l’uso del nucleare. Finché un fallimento inaspettato mette in crisi le sue certezze e lo coinvolge in una vecchia storia. Quella di Kazuo e Junko… 
I protagonisti di questa meravigliosa storia d’amore e di morte si passano continuamente il testimone nella costruzione di un racconto che passa dal micro al macro cosmo, dal quotidiano all’universale, dall’uomo all’umanità, attraverso piccoli gesti, relazioni e sentimenti. L’orizzonte sullo sfondo è una terra senza tempo, immutata nelle sue tradizioni. C’è tutto il Giappone di oggi con tutta la sua storia e le sue leggende, i suoi rituali, i suoi racconti. Quello che da sempre immaginiamo di questa misteriosa terra. E molto altro. Come gli haiku, il romanzo è molto di più di ciò che semplicemente narra. È il racconto di un evento inenarrabile, fatto con sorprendente lucidità e precisione. L’atomica che cancella tutto, anche i ricordi. Tutto il male del nucleare, da Hiroshima a Cernobyl. Una sorta di viaggio alla ricerca di risposte che coinvolge, con il protagonista, il lettore, invitando a mettere ordine e a comprendere più in profondità. Il potere distruttivo della bomba atomica produce cerchi concentrici esattamente come un sasso gettato nell’acqua. E così anche per l’amore che si espande esponenzialmente. Un romanzo d’amore, un racconto storico che si rivela tragicamente attuale, avvincente fino all’ultima parola, all’ultimo haiku. Un romanzo di pace e per la pace, sintetizzato nel nome del protagonista, Kazuo (uomo di pace). Il racconto si alterna tra passato e presente, a costruire un quadro perfetto che si compone e si svela, lentamente, al ritmo della lettura. La penna di Pascual è sempre delicata: un battito di ciglia, l’hic et nunc, un tratto lento e veloce, deciso e leggero allo stesso tempo. Evocativo, coinvolgente, misterioso ed intrigante, profondo e toccante, realistico e appassionante. Semplicemente intenso. Da non farsi sfuggire.

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