Il caporale Lituma sulle Ande

Il caporale Lituma sulle Ande
Demetrio Chancha è scomparso, Casimiro Huarcaya, l'albino, è sparito e Pedrito Tinoco, il muto o come lo chiama la gente l'opa - il mentecatto, nella lingua quechua delle Ande peruviane -, è svanito nel nulla. Proprio sotto gli occhi dell'appostamento della Guardia Civil, a due passi da quel piccolo capanno dove le valige fungono da sedie e dove ogni notte il poliziotto Tomás Carreño racconta le sue pene d'amore al caporale Lituma. Caldo di giorno e gelo al calar del sole a Naccos, nel cuore della sierra, quasi quattromila metri sul livello del mare: uno come Lituma che viene da Piura sulla costa del Perù, città nella quale l'accento diventa armonioso come una cantilena e le donne sono bellissime, fa fatica a capire. È facile sentirsi un estraneo in quel vecchio cantiere minerario dove di giorno si costruisce  una strada per sostituire la pista delle bestie da soma e di notte si beve un bicchierino di pisco, l'acquavite distillata nell'omonima città, nella cantina di Dionisio, mentre sua moglie Adriana la strega, legge le carte o le foglie di coca lanciate nell'aria. Che fine avranno fatto Chancha il caposquadra dal nome falso, l'albino posseduto da spiriti malvagi e quel povero Pedrito muto che aveva lavorato anche per Lituma sbattendo con cura la sua biancheria contro una pietra, insaponando e sciacquando, che aveva fatto il guardiano in una riserva di vigogne, imparando a perfezione, quello sì, il linguaggio di quelle creature? Lituma deve indagare, deve interrogare, ma nessuno sembra fidarsi di lui e ad ogni minimo fruscio nell'ombra, la tensione sale: potrebbero essere i terrucos, i terroristi di Sendero Luminoso, pronti a giustiziarlo; ma potrebbero anche essere i pishtacos, le creature demoniache ghiotte di grasso umano che si dice infestino la zona...
Nel 1993 Mario Vargas Llosa ha deciso di regalare un'altra storia al caporale Lituma, già apparso in precedenti romanzi dell'autore quali La casa verde del 1966, Chi ha ucciso Palmino Molero? e nella commedia La Chunga, opere entrambe datate 1986. In Il caporale Lituma sulle Ande, ristampato da Einaudi nel 2010, il caporale è protagonista di una storia unitaria e autonoma che sa andare oltre il concetto di genere letterario mescolando elementi del poliziesco, del giallo e del magico e arricchendoli con un'ironia irrefrenabile. Tassello dopo tassello si fa apparentemente più chiaro il puzzle delle indagini di Lituma, personaggio scettico e umano, vittima di un forte spaesamento e retore poco formale che non manca di terminare ogni sua affermazione con un “porca vacca” o simili. Tassello dopo tassello gli episodi che a prima vista potevano sembrare slegati l'uno dall'altro e i vari personaggi dislocati in essi finiscono necessariamente per intrecciare il loro cammino sullo stesso filo narrativo; mentre il lettore, sempre più curioso e partecipe, si addentra in una terra sconosciuta e lontana. Un romanzo per reincontrare Lituma, per farne la conoscenza o per calarsi tra le vette più alte delle Ande peruviane, dove, racconta Vargas Llosa, una qualche forza magnetica ha il potere di attrarre; come nel caso del danese Paul Stirmson che da bambino riceve in dono un libro sulla scoperta e la conquista del Perù da parte degli spagnoli e diventa, come per un destino segnato fin da principio, uno dei più grandi esperti di costumi, miti e storia di questa terra. Non si sa mai che da qui si riveli un destino.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER