Il capro espiatorio

Il capro espiatorio
Anni '50. A Le Mans piove a dirotto. La vacanza di John - professore inglese dalla vita solitaria e dal francese perfetto - sta volgendo al termine, e come al solito una struggente malinconia lo prende alla gola. Non ha una famiglia, non ha un amore e ha la sensazione di essere sempre estraneo alla felicità o al dolore degli altri. La mattina prima di ripartire per Londra, mentre medita di mollare tutto e rifugiarsi nella remota abbazia della Grande -Trappe inseguendo la pace, dapprima incontra un uomo che chiaramente lo scambia per un altro e poi in un bar si trova di fronte al suo sosia perfetto. I due uomini - dopo un comprensibile momento di costernazione  - si raccontano l'uno all'altro. Il 'doppio' di John si chiama Jean de Gué ed è un giovane nobile, un conte per la precisione. Si dice oppresso dal peso dei doveri e dei rapporti familiari e ha una smodata passione per la bottiglia: dopo aver ascoltato con trasparente invidia la descrizione della vita senza vincoli del professore (della quale ovviamente John parla con rimpianto) Jean invita il sosia inglese a cena. La mattina successiva - invece di svegliarsi nella sua stanza d'albergo - John si sveglia nel castello di St. Gilles, dimora avìta del conte Jean de Gué: tutti sembrano convinti che John sia Jean, e lui dopo la tentazione iniziale di rivelare tutto si presta al gioco e si trova così coinvolto in una situazione familiare a dir poco complessa. L'anziana e obesa madre del conte è una morfinomane, sua sorella Blanche non gli parla da quindici anni, sua moglie Françoise aspetta un bambino ed è profondamente depressa, sua figlia - la piccola Marie Noël - si comporta come una mistica del Medioevo, suo fratello Paul sembra covare rancore nei suoi confronti, sua cognata Renée ha palesemente una relazione con lui. Inoltre la famiglia de Gué sembra versare in condizioni economiche precarie e la fabbrica di vetro che gestisce da generazioni pare sull'orlo della chiusura proprio a causa dell'incapacità manageriale di Jean/John. A quanto pare il conte ha voluto liberarsi della sua vita e affibbiarla al timido professore di Letteratura Francese che però raccoglie la sfida e inizia a provare a gestire i tanti veleni di quel castello di provincia...
Archiviato frettolosamente come 'opera minore' della grande Daphne Du Maurier, questo Il capro espiatorio torna in libreria dopo più di mezzo secolo grazie a Il Saggiatore. E stupisce davvero come un romanzo così potente, raffinato ed emozionante possa esser caduto nel dimenticatoio per tanto tempo. L'autrice di Rebecca la prima moglie e Gli uccelli qui disegna una ragnatela di ricatti, rancori e segreti che non può lasciare indifferente il lettore. L'atmosfera è gotica, torbidamente sensuale (non solo Jean de Gué si rivela un donnaiolo impenitente, ma la piccola Marie Noël e Blanche sono pervase da una furia religiosa fatta di mortificazioni della carne, visioni e frustate) e non mancano la suspence e i riferimenti alle ferite dell'occupazione nazista e alla Resistenza. Su questo sfondo corrusco si staglia la figura di John, posato e assai poco testosteronico quanto Jean è egoista e satiro: appare palese l'approccio 'femminista' della Du Maurier, che si nutre della metafora di questo doppelgänger che incarna la duplice natura della mascolinità. Sono un pirata e un signore.

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