Il carezzevole

Il carezzevole
Roma. Primi anni Settanta. Il giovane Marco Corvino muove i primi passi in cronaca nera come volontario nella redazione di una testata nazionale. La capitale è in pieno fermento. Gli scontri tra i “neri” e i “rossi” sono all’ordine del giorno, così come le rapine, gli attentati, le sparatorie e le guerre della malavita organizzata. L’apprendistato di Marco procede all’ombra dei principi della Nera Sandro Tarioli e Dario Mirioni e le sfuriate del caporedattore l’Orbace. Nella capitale, intanto, agisce uno spietato assassino che rapisce le sue vittime e le introduce in una spirale di torture fisiche e psicologiche secondo un antico rituale cinese legato ai cinque elementi della tradizione naturalistica del Tao-Te-Ching: acqua, fuoco, terra, legno, metallo. L’assassino ha bisogno di divulgare le proprie gesta e il proprio credo e per farlo sceglie proprio il giovane cronista, catapultato di colpo in un universo di violenza e perversione, quello del Carezzevole…
Nel 2009 si è classificato terzo al Premio Strega con L’istinto del lupo, praticamente una vittoria per un romanzo di genere. Lui è Massimo Lugli, uno dei più grandi giornalisti di cronaca nera della capitale e dell’intero panorama giornalistico nazionale, sempre in trincea, sempre in strada per raccontare fatti di sangue, tragedie umane e drammi sociali. In questo teatro è ambientato il suo terzo romanzo, Il carezzevole, un noir spietato, scritto con l’indelebile inchiostro del sangue, quelle delle persone comuni, vittime di rapine e di omicidi, che il protagonista Marco Corvino è costretto a guardare e respirare per fare la gavetta nel difficile mondo della cronaca nera, e quello delle vittime del Carezzevole, spietato serial killer che si muove in una Roma di piombo e di contestazioni, che deve il suo nome, come egli stesso spiega al giovane cronista, al carnefice dell’imperatore cinese, che inferiva ai condannati torture indicibili. Per questo Il carezzevole è un romanzo crudele, a volte disumano, che attinge molto spesso dai casi di cronaca nera che hanno infestato la Capitale negli anni Settanta e sono diventati pane quotidiano per i cronisti come Massimo Lugli che descrive alcune scene con dovizia di particolari e getta il lettore in un baratro senza ritorno attraverso una scrittura incalzante e serrata, intervallata da spunti ironici che infondono al romanzo un sapore da commedia nera, declinata secondo un solo colore, quello della cronaca, quello dell’orrore e quello di un geniale finale al cardiopalma, il nero, appunto.

 

 

 
 
 
 
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