Il Carnevale dell'Uomo Cervo

Il Carnevale dell'Uomo Cervo

Deve semplicemente andare a quel maledetto Carnevale e non può credere di essersi perso. Non ha la minima idea di dove si trovi, men che meno di come riuscire a tornare sulla strada principale. E dire che il Carnevale neppure gli piace, la considera una festa stupida, ma il suo direttore aveva lasciato intendere favori a chi gli avesse portato un bell'articolo sul Carnevale dell'Uomo Cervo di Castelnuovo al Volturno e dunque eccolo li. Si era fatto abbindolare da una vacua promessa di una promozione ed ora si trova in mezzo al nulla con cellulare e navigatore che continuano a ripetere NESSUN SEGNALE. Gli sembra quasi di sentire la voce di suo padre che lo apostrofa sull'inutilità della tecnologia moderna. Sul punto di rassegnarsi a passare la notte in macchina un rumore sordo, lontano eppure cosi vivo lo costringe alla paura. C'è qualcosa che sta scendendo giù per la collina proprio nella sua direzione, deve andarsene...    
Il Carnevale dell'Uomo Cervo non è soltanto un racconto che dà il titolo a una bella antologia e nemmeno, semplicemente, il vincitore del Trofeo Rill dello scorso anno. È tutto questo, certo, ma più ancora è un evento, un carnevale popolare che si tiene tutti gli anni in un paese vicino Isernia. E con esso è anche il ricordo di un rituale antico, perso nella notte dei tempi, nel quale l'uomo rappresentava la violenza e la bellezza della natura, incarnata da Gl' Cierv (il cervo), tentava di esorcizzarne la forza, riconoscendone alla fine l'essenza indomabile ma al tempo dispensatrice. Il cervo, allora, ritrova qui la sua connotazione più primitiva e smessi i panni della debole preda riacquista tutta la dignità di un essere fantastico, la cui ancestrale memoria non andrebbe mutilata a beneficio di banali, moderne semplificazioni. Sì, perché gran parte della sua forza immaginifica il racconto di Luigi Musolino l'acquista proprio quando ci ricorda l'importanza mitologica del cervo. Da quella ittita, a quella slava passando per quella germanica e greco-latina, non esiste praticamente nessuna cultura la cui mitologia non abbia riconosciuto il potenziale rappresentativo del cervo. Vittoria meritata, quindi, come altrettanto meritati sono i riconoscimenti agli altri racconti che compongono questa stupenda antologia del fantastico. Ogni pagina è foriera di sorprese e soprattutto di innovazione e profonda inventiva. I partecipanti non si sono, infatti, limitati a scrivere una storia ma hanno creato dei piccoli universi di personaggi, perfettamente descritti e completi come raramente accade quando si tratta di racconti. E certamente una menzione d'onore spetta ai creatori del Trofeo Rill per il Miglior Racconto Fantastico, inaugurato nel 1993 e che da ormai vent'anni da voce agli aspiranti scrittori che vogliono cimentarsi con il mondo del fantasy, dell'horror, della fantascienza, con storie “al di là del reale e del verosimile”. Una competizione che dal 2003, grazie anche al contributo del Lucca Comics & Games, può vantare una maggiore visibilità attraverso la collana Mondi Incantati, antologia annuale fondata proprio con lo scopo di permettere un giusto riconoscimento pubblico ai vincitori e che da questo numero vede l'inaugurazione di un Racconto in Mostra, gara per microracconti fantastici con il quale Rill ha pensato bene di festeggiare il suo ventennale. Tra l'altro a onor di completezza occorre sottolineare la presenza di una parte dell'antologia dedicata ai racconti di alcuni dei giurati, come Massimo Petroselli, Sergio Valzania, Franco Cuomo, solo per citarne alcuni, che ne arricchiscono ulteriormente la bellezza. La lettura è un viaggio nell'improbabile, piacevole e ricco. Un viaggio che rende onore alla creatività italiana in un genere, quello fantastico, troppo spesso visto come appannaggio esclusivo di autori d'oltre oceano e che invece può riservare ancora molte sorprese.

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