Il caso Crump

Il caso Crump
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Mesi di giornate grigie indistinguibili l’una dall’altra. Anne torna da Chicago più vecchia, più torva, più implacabile. Arriva portando fra le braccia le ceneri della madre in una scatola di latta. La vita l’ha sconfitta, la morte le ha impedito di raggiungere una meta. Sua madre aveva settantadue anni e forse non le è dispiaciuto deporre il fardello della sua dura e futile esistenza. Anne si rifiuta di soffermarsi su qualsiasi considerazione che possa lenirle il cuore o aiutarla a rassegnarsi. Il rimorso la rode dentro. Si sveglia nel mezzo della notte da qualche sogno orribile gridando le parole di sua madre: «È dura essere vecchi, malati e poveri». Più e più volte ripete il racconto del suo disperato viaggio all’Ovest. In una baracca spoglia, in una strada polverosa, il vecchio zio dalla gamba di legno e la donna cui apparteneva la baracca ‒ servili dapprima perché pensavano che lei avesse dei soldi, sgarbati e insolenti poi ‒ hanno mostrato ad Anne il letto duro, sudicio, accanto a una finestra che dà su un cimitero abbandonato, sul quale era morta sua madre la notte precedente. «Polmonite? Sì». «Che dottore?». «Oh, i dottori non servono a niente e per di più costano un mucchio. Le abbiamo dato dello sciroppo Squibbs». Anne ha lanciato un grido: «Sciroppo Squibbs!» e si è tempestata le tempie di colpi con le mani piccole, secche…

Il caso Crump è stato scritto nel 1926, rifiutato da tutte le case editrici a stelle e strisce, pubblicato per la prima volta ottantasei anni fa in Francia con una prefazione dell’entusiasta Thomas Mann e negli Stati Uniti soltanto in una versione addolcita e dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel 1947. Nonostante il fatto che il suo autore, Ludwig Lewisohn, nato a Berlino nel 1883, fosse negli USA sin dall’età di sette anni, tanto da esservisi formato e averne ottenuto la cittadinanza. Questo perché questo romanzo che ebbe straordinari tributi di apprezzamento anche da parte di Sigmund Freud, i cui studi sulla psicanalisi influenzarono moltissimo pure l’attività di critico letterario di Lewisohn, molto vicino alle istanze del sionismo, fu considerato addirittura scandaloso. Benché di scandaloso non abbia nulla, quantomeno a osservarlo con i nostri occhi. Ma se immaginiamo di catapultarci indietro nel tempo di novant’anni forse effettivamente si può capire perché questo libro scritto con una prosa eccellente, tagliente, precisa, puntuale, intelligente, ironica, profonda, simbolica, ricca di chiavi di lettura, sferzante, tragica, imbevuta di autenticità sia parso una sorta di Scandalo al sole o Peyton Place ante litteram: perché è politicamente scorretto. Descrive qualcosa che va lavata in famiglia come i panni sporchi, con perbenismo e ipocrisia: l’infelicità di un matrimonio. Altro che codice Hays e angeli del focolare: Herbert Crump è un musicista dall’animo elevatissimo che, in ossequio al dogma per cui l’amore è cieco (nel suo caso però anche sordo, muto e via discorrendo, con ogni evidenza), sceglie come sua compagna di vita Anne. Un mostro odioso. Non può dunque che detonare un tripudio di volgarità e protervia, definito con tale cura da sembrare scritto domani.



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