Il caso Imprimatur

Il caso Imprimatur
Stanchi di peregrinare da una testata giornalistica all’altra senza percepire compensi adeguati alle proprie capacità professionali, Rita Monaldi e Francesco Sarti decidono di dedicarsi alla stesura di un romanzo storico. La vicenda ruota attorno alla figura enigmatica di Atto Melani, un valente sopranista dedito allo spionaggio per conto dei Medici e della corte francese di Luigi XIV. Ed è ambientata nel 1683, l’anno in cui l’avanzata delle feroci truppe dell’Impero Ottomano comandate da Kara Mustafà viene definitivamente arrestata nella battaglia di Vienna dalle composite forze cristiane messe in campo da Papa Innocenzo XI. Rovistando alacremente per diversi anni in diversi archivi storici, tra i quali quelli del Vaticano, i due coniugi rinvengono documenti che rivelano che il pontefice avrebbe 'venduto' il trono d’Inghilterra ai protestanti in cambio di lauti guadagni economici. La Mondadori acquista il manoscritto e lo edita nel 2002 senza spingere in maniera adeguata sulla leva della promozione pubblicitaria. Ma le vendite decollano e all’estero il libro diviene addirittura un bestseller che contende il primato delle classifiche a Il Codice Da Vinci, ottenendo ampio riscontro sulla stampa internazionale. Ma perché a quel punto la Mondadori decide invece di non ristamparlo più? E per quale ragione, una volta rientrati in possesso dei diritti di stampa, gli autori non trovano in Italia una sola casa editrice propensa a pubblicarlo nuovamente o testate giornalistiche disposte a parlarne?
In oltre cinquanta paesi del mondo i romanzi di Rita Monaldi e Francesco Sarti occupano stabilmente i primi posti delle classifiche dei libri più venduti. Insieme con Gabriel García Márquez sono gli unici autori a contendere il primato agli scrittori di lingua inglese. Ovunque viene riconosciuto alle loro opere un valore storico-letterario non inferiore a quelle di Umberto Eco. Ma nel nostro paese sono quasi del tutto sconosciuti dai lettori, volutamente ignorati dalle case editrici e boicottati dagli organi d’informazione. Della loro misteriosa vicenda si occupa un breve e scorrevole saggio uscito da Bibliohaus, una piccola ma coraggiosa casa editrice maceratese. Ne è autore Simone Berni, un impenitente cacciatore di libri scomparsi e proibiti, come apprendiamo dalle sue precedenti pubblicazioni. L’interesse maggiore del testo non risiede tuttavia nella parte riassuntiva di Imprimatur, né nel racconto della vicenda in questione; quanto piuttosto nel tentativo di ricostruire l’ambigua articolazione degli interessi che regolano il mondo dell’editoria e della stampa italiana, illuminandone in maniera evidente l’intreccio occulto fra potere politico e interessi ecclesiastici, consentendo d’immaginare, con buona probabilità, i retroscena e i mandanti del caso.

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