Il caso Kaufmann

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Chiuso il suo ufficio e salutati i suoi dipendenti, Lehmann Kaufmann si dirige verso la Vecchia Sinagoga di Norimberga. È il 1933 e tutta la comunità ebraica inizia ad avere dubbi su quel regime che ha scelto una minoranza dei tedeschi come capro espiatorio dei problemi della nazione. Molti hanno paura, altri iniziano a lasciare le proprie case in cerca di un futuro migliore. La speranza manca e rimanere uniti non sembra una scelta possibile. Il Signor Kaufmann a Norimberga abita da sempre, lì ha vissuto gli anni felici del suo matrimonio con l’amata Martha, lì ha fondato il suo impero. La sua ricchezza fa invidia e gola ai nazisti che fanno girare voci insinuanti per non ammettere le grandi doti imprenditoriali dell’uomo. La sua esistenza pacifica riceve una leggera scossa quando il suo caro amico d’infanzia Kurt, ironico cattolico “ariano”, gli chiede il favore di aiutare sua figlia Irene a trovare una sistemazione nella sua città: per frequentare un corso di fotografia importante deve infatti vivere a Norimberga. Quel trasferimento serve a superare un momento difficile per la ragazza, che subisce le conseguenze di una storia d’amore finita male. Liberata la mansarda nel palazzo di sua proprietà dal ciarpame ingombrante, Kaufmann riceve quella giovane ferita e le apre la porta di casa sua: non ha figli, ma non gli risulta difficile “adottare” quella del suo miglior amico. Tra i due nasce una simpatia che porterà l’anziano imprenditore a dare una mano economica a Irene, che riuscirà ad aprire un negozio di fotografia in centro. Quell’aiuto disinteressato però attira le attenzioni del mondo circostante che non vede l’ora di affondare i propri artigli nella carne di due povere vittime del folle sistema nazista…

Il romanzo si apre con il processo negli anni Sessanta a quei giudici che diligentemente avevano reso scandaloso un semplice rapporto di amicizia tra un anziano ebreo e una giovane “ariana”. Il capo di accusa era quello di “inquinamento razziale”, che spaventava tanto i nazisti e i loro sostenitori. La causa si basava, come nella maggior parte dei casi, sulle delazioni, sui pettegolezzi, sul sentito dire o sull’inventato dalla malignità di chi non riusciva a comprendere la purezza di gesti basati sull’altruismo. Una portiera invidiosa, un fanatico respinto, una debole dirimpettaia si trasformano in coloro che metteranno i protagonisti nelle mani crudeli dei carnefici o della stampa scandalistica, impegnata in quegli anni ad attaccare gli ebrei tedeschi e a sostenere la propaganda. Le stesse persone che fino a poco tempo prima sostengono l’economia di un luogo con il loro duro lavoro o vengono celebrate per la loro bontà e generosità iniziano improvvisamente a perdere i loro diritti, a subire umiliazioni e derisioni, a vedere il mondo circostante allontanarsi. Giovanni Grasso prende un fatto di cronaca realmente accaduto e al centro di un altro romanzo, L’ebreo e la ragazza di Christiane Kohl – e anche di un film di successo del 1961 di Stanley Kramer con Judy Garland, Spencer Tracy e Burt Lancaster, titolo italiano Vincitori e vinti – e lo arricchisce di particolari immaginari che mettono bene in luce l’atmosfera di quegli anni a Norimberga come in una qualsiasi altra città assediata dall’oscurantismo nazifascista.



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