Il caso o la speranza?

Il caso o la speranza?
Esiste un terreno di confronto che possa condurre a una forma di conciliazione tra le insopprimibili facoltà conoscitive della razionalità e l’innata propensione del cuore ad affidare le proprie speranze all’esistenza di una divinità? La ricerca teologica e l’indagine filosofica sono destinate a restate per sempre due discipline incomunicabili e incapaci di produrre il raggiungimento di una verità comune o quantomeno assimilabile? Insomma, saremo in eterno condannati a dividerci tra quanti confidano che la vita umana sia sottoposta a un disegno soprannaturale e coloro che invece la ritengono una conseguenza del caso? Detto in soldoni: è concepibile credere in Dio senza l’ausilio di alcuna prova scientifica? Ed è sostenibile la condizione di vita di quanti vi rinunciano dando unicamente credito al filo teso della ragione? La dimensione etica dell’uomo è soggetta a una norma naturale e dunque iscritta nella realtà stessa, oppure questo è un modo di far coincidere come universale ciò che invece è uno dei tanti punti di vista morali apparsi nel lungo corso della storia? Che ne sarà di noi e della nostra coscienza quando ogni funzione vitale verrà meno?...
La ricorrente questione dell’esistenza di Dio costituisce da sempre un tema da far tremare le vene dei polsi. Ne discutono in questo nuovo saggio due autorevoli intellettuali collocati su versanti di pensiero opposti. Da un lato il filosofo ateo Paolo Flores D'Arcais, direttore della rivista MicroMega, e dall’altro il teologo credente Vito Mancuso. I due autori “incrociano le lame” dando vita a un confronto serrato e pungente, che per la brutalità dei quesiti posti assomiglia piuttosto a un duello senza esclusione di colpi che non alle tediose dispute di medievale memoria. L’abilità dei contendenti è tale da non consentire alla disputa di far prevalere una posizione rispetto all’altra, ma ha il pregio di offrire ai lettori sostanzioso alimento alle proprie rispettive opinioni e, soprattutto, motivi di consapevole riguardo per le idee opposte. Perché, anche se la ricerca teologica e l’indagine filosofica non appaiono destinati a convergere su di una verità condivisibile da atei e credenti, dal rimando dialettico tra il cammino della fede e il percorso della ragione è legittimo attendersi un contributo utile e onesto per tutti.    

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