Il caso Rembrandt

Il caso Rembrandt

Nel XVII secolo si afferma nei Paesi Bassi un nuovo stile pittorico volto a raffigurare di scene di vita quotidiana. Ambienti domestici borghesi e momenti di consuetudine famigliare, botteghe in cui ignoti personaggi vengono colti nello svolgimento dei diversi mestieri, taverne o scenari all’aria aperta nei quali i ceti popolari si ritrovano in situazioni di ordinaria usualità o di allegro festeggiamento, conquistano dignità di rappresentazione rubando la scena ai consueti temi mitologici, ai racconti storici e ai soggetti religiosi. Diversamente dalla gran parte dei pittori a lui contemporanei, Rembrandt non appare conformarsi alla “pittura di genere”, come viene nominata la nuova tendenza artistica. Se si eccettuano gli anni dell’apprendistato a Leida, egli resta sostanzialmente un pittore di storia e di ritratti. Ma gli eroi e i santi raffigurati nelle sue opere non hanno un aspetto differente da quello delle persone comuni che popolano le tele degli esponenti della nuova corrente artistica. E a ben vedere si può notare, inoltre, che Rembrandt sia mosso non solo dall’intento di tradurre in forme ancor più visibili il mondo circostante, ma perfino di proiettarsi nei personaggi stessi delle sue opere…

Dipanare l’enigma di Rembrandt. Ovvero far luce sulle ragioni per cui il celeberrimo artista olandese ‒ nato a Leida nel 1606 e deceduto ad Amsterdam nel 1669 – non ha raffigurato scene di vita quotidiana nelle sue tele ma l’ha fatto in un’abbondante messe di incisioni e disegni, ma anche cogliere gli aspetti di rilevante sottigliezza etica con cui ha saputo trasfigurare la propria concezione della vita umana nei ritratti dei personaggi delle sue opere, non è affare per soli critici d’arte. Lo dimostrano i due saggi Il caso Rembrandt e Arte e morale contenuti in questo affascinante volume del filosofo e saggista francese ma di origine bulgara Tzvetan Todorov, che arricchiscono l’intensa mole degli studi fin qui presenti sull’argomento, con una nuova chiave di lettura che pare in grado di penetrare il mistero in maniera più convincente. Nato a Sofia nel 1939 e scomparso il 7 febbraio scorso, a lungo direttore del Centro nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi, Todorov ha amato in sommo grado l’arte, ritenendola un fondamentale strumento di conoscenza. Lo ha già dimostrato in molte dei suoi precedenti libri. Da qui gli deriva un modo di narrare che frammenta il racconto biografico di Rembrandt in una fitta serie di argomentazioni e riflessioni digressive, dove tuttavia le vicende, i personaggi e le circostanze ambientali sembrano rievocati appositamente per offrire infiniti percorsi per poter interpretare la peculiarità artistica e umana dell’artista.



 

 

 

 
 
 
 

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