Il caso Tony Veitch

Il caso Tony Veitch
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Glasgow, fine anni ’70. Mickey Ballater è tornato a casa, anche se per poco. Un “mordi e fuggi” e poi ripartire per Birmingham con le tasche piene di soldi, questa è l’idea. Ma perché la cosa funzioni, occorre trovare Paddy Collins. E Paddy Collins all’appuntamento che avevano fissato al Royal Scot Bar non si è presentato. Perplesso, Mickey si reca a casa di una prostituta di origini italiane, Gina, che gli rivela come Paddy sia in gravissime condizioni all’ospedale, accoltellato. “Se muore mi terrò anche la sua parte”, pensa subito Ballater. Gina sostiene che Paddy stava cercando Tony Veitch: probabilmente è lui che ha cercato di farlo fuori. Mentre fa sesso con la donna – già che c’è, perché non approfittare – Mickey riflette: tutto si è fatto davvero complicato, ora. Intanto l’ispettore Jack Laidlaw, sempre più infastidito dalle lamentele della moglie e sempre più amareggiato, riceve la telefonata di un giornalista del “Glasgow Herald” suo informatore. A quanto pare al Pronto soccorso c’è un barbone appena cosciente che chiede insistentemente del poliziotto, afferma che è questione di vita o di morte. Laidlaw sgaiattola fuori casa di nascosto. Al diavolo la moglie e la coppia di noiosi amici che ha invitato. Si sente un po’ in colpa a mollare tutti così, ma non è una novità…

Il principe del Tartan Noir pubblica questo secondo capitolo della trilogia di Jack Laidlaw nel 1983. Al centro del plot stavolta il sottobosco criminale scozzese, con le sue leggi non scritte, i suoi rituali feroci e la sua bizzarra fauna, una nutrita galleria di personaggi inquietanti e caricaturali nella quale non è sempre agevole districarsi. Ai margini di questa guerra tra bande - ma soprattutto tra la concezione arcaica e “onorata” del crimine organizzato e il “nuovo che avanza” spietato e selvaggio, un vero tòpos narrativo del noir letterario e cinematografico di qualche decennio fa - McIlvanney con la consueta penna felice racconta l’umanità dolente dei marciapiedi di Glasgow. Anziani, ubriaconi, prostitute: occhi lucidi che tra le rughe e dietro il fumo di mille sigarette ci guardano con rassegnata consapevolezza. C’è una sorta di pensosa dolcezza oltre il degrado, la sporcizia e la morte che ammicca. A proposito: nella Scozia degli anni ’70 le prostitute d’appartamento erano quasi tutte immigrate italiane. Così, per sapere.



 

 

 

 
 
 
 

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