Il castello

Il castello
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A tarda sera K. arriva in paese. A quell’ora del castello che domina le case non si vede più nulla. Fuori c’è la neve e, più lo sguardo prova a spingersi verso l’alto, più viene respinto dalla nebbia e dal buio. Non resta che cercare alloggio - o almeno un giaciglio - nella locanda più vicina, dove riposarsi un po’ dal viaggio spossante. Così, vicino alla stufa, tra gli avventori mezzo ubriachi che continuano a tracannare birra, K. chiude gli occhi e si addormenta. Finalmente. Ma di lì a poco un giovanotto - che si presenta come il figlio del custode - lo sveglia scusandosi: non avrebbe voluto ma è stato costretto. Perché il villaggio - e quindi anche quella locanda - è di proprietà del castello; anche solo per fermarsi a pernottare occorre un permesso particolare del conte. E ovviamente K. questo permesso non ce l’ha…
Il castello è dappertutto. Come il tribunale ne Il processo. E, come in quel caso, sembra non vi sia modo di accedervi, né di sottrarvisi. Come il protagonista K. non riesce a muoversi di un passo rispetto al castello né in avanti né all’indietro (in un’impresa destinata all’insuccesso, comunque la si voglia inquadrare), lo stesso succede al lettore dell’opera di Franz Kafka: per quanto si cerchi di addentrarsi nei dettagli testuali, nelle interpretazioni, nelle comparazioni, rimane sempre la sensazione di non riuscire a squarciare quella tenebra abissale della quale è impossibile smettere di subire il fascino e il richiamo. Questa nuova edizione Mimesis mette a disposizione del lettore italiano (in una nuova traduzione, con la Postfazione di Franco Rella) l’edizione critica tedesca di Das Schloß stabilita nel 1981 da Malcolm Pasley, dotata di un apparato di note di oltre 60 pagine. Un volume che gli amanti dell’autore praghese non dovrebbero perdere. E forse non solo loro.

 

 

 

 
 
 
 
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