Il castello dei destini incrociati

 Il castello dei destini incrociati

Dopo un lungo e faticoso viaggio un cavaliere senza nome giunge in un castello situato nel cuore di un fitto bosco. All’interno delle mura una grande sala ospita diversi commensali seduti intorno ad una tavola imbandita. Nessuno parla, nella stanza solo rumore di stoviglie che si scontrano bicchieri che tintinnano, ma il silenzio non è l’unica stranezza. Il nuovo arrivato viene investito da un duplice stato d’animo: da una parte crede di essere giunto in una ricca corte - a tavola infatti tutte persone sono ben vestite e gli arredi sontuosi ed eleganti, ma è strano per un castello situato in un luogo così distante da tutto. Dall’altra il disordine e la confidenza tra i presenti, l’atmosfera di convivialità rimandano ad un clima disteso e gioviale, quasi da locanda. Il cavaliere si mette a tavola e viene accolto da sorrisi e sguardi, ha mille domande da fare, è ansioso di conoscere le avventure degli altri, ma non appena tenta di infrangere quel silenzio irreale si accorge che non riesce a parlare. Che siano tutti preda di un incantesimo? Lo stupore dura poco, così come lo sgomento. Terminata la cena, sul tavolo l’oste-castellano appoggia un enorme mazzo di tarocchi finemente miniati: gli occhi di tutti si calamitano su fanti, re e regine che inspiegabilmente assomigliano a ciascuno di loro. Un giovane dai capelli biondi sceglie nel mazzo il Cavaliere di coppe e lo dispone sul tavolo, i tratti del viso sono identici ai suoi, increduli i commensali attendono muti il dipanarsi della storia. Il giovane sceglie ancora il Re di denari, il Dieci di denari e il Nove di bastoni, è chiaro che allude alla propria condizione agiata...
Un libro di straordinaria originalità e perfetto equilibrio. Italo Calvino incastra con un riuscito espediente letterario tante storie differenti legate le une alle altre da un insolito filo rosso. Il castello dei destini incrociati è formato da due parti: la prima che porta il titolo del libro e la seconda, "La taverna dei destini incrociati", scritta precedentemente. Le carte citate nei vari racconti sono riprodotte e riportate lungo i margini delle pagine in modo che il lettore possa prendere parte al gioco e cercare, come i commensali, un senso proprio nella loro successione prima di proseguire nella lettura. "Le figurine che accompagnano il testo - spiega lo stesso Calvino nella presentazione - vogliono servire da richiamo mnemonico delle miniature riprodotte nei colori e nelle dimensioni originali dell’edizione Ricci". Il castello dei destini incrociati fu pubblicato infatti per la prima volta dall’editore Franco Maria Ricci nel 1969 all'interno del volume Tarocchi, il mazzo visconteo di Bergamo a New York, una dotta dissertazione sulle splendide miniature di Bonifacio Bembo (risalenti al XV secolo), alcune delle quali oggi sono andate perdute. Da segnalare che la seconda parte del libro è scritta usando lo stesso espediente, ma prendendo come punto di partenza un differente mazzo di carte, quello degli Antichi tarocchi di Marsiglia - molto più diffusi. "Ho cominciato con i tarocchi di Marsiglia - continua Calvino nella presentazione – cercando di disporli in modo che si presentassero come scene successive d’un racconto pittografico. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla". E tra suggestioni medievali, atmosfere da favola surreale e rimandi a L’Orlando Furioso e alle sue storie d’armi e d’amore, Calvino regala al lettore il piacere di giocare e imparare leggendo.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER