Il castello Rackrent

Il castello Rackrent
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Thady Quirk ‒ “l’onesto Thady”, come la famiglia Rackrent lo ha sempre chiamato ‒ vive da tempo immemorabile sulla loro proprietà senza pagare alcun canone d’affitto. Dedizione e lealtà sono il corrispettivo da pagare. Il castello è tramandato da nobile a nobile, sin da quando fu assegnato a Sir Patrick O’Shaughlin, che dovette assumere il nome e lo stemma dei Rackrent. Sir Patrick certamente è stato un uomo molto amato e rispettato da tutti, poveri e ricchi, da tutti i gentiluomini della contea. Morendo, però, lascia una montagna di debiti al nuovo erede, Sir Murtagh Rackrent. Che però non intende pagare. Con un deciso piglio da avvocato, Sir Murtagh riesce a ricavare il massimo possibile dagli affittuari. Spremuti come limoni e intimoriti dalle rigide clausole dei contratti d’affitto. I ricevimenti di suo padre sono ormai un lontano ricordo e i battibecchi con sua moglie sono all’ordine del giorno. Il suo è stato un matrimonio d’interesse con una caritatevole ereditiera di sangue scozzese che però non gli ha dato alcun erede. La morte improvvisa del suo padrone e la partenza della signora mettono Thady sottosopra. E l’arrivo di Sir Kit Stopgap, fratello minore di Sir Murtagh nonchè unico erede, giovane ufficiale con poco senso pratico e meno ancora senso del denaro, non fa che rendere la situazione ancora più caotica…

C’è tutta l’Irlanda dei primi dell’Ottocento in questo gustoso romanzo, pubblicato prima che fosse ratificata l’unione tra Regno d’Irlanda e Gran Bretagna. Contemporanea della più celebre Jane Austen, Maria Edgeworth, impegnata politicamente a favore della causa irlandese, rileva la necessità di presentare al popolo inglese i tratti tipici di usi e costumi e comportamenti degli irlandesi, descritti come un popolo semplice ma arguto, dissipato ma furbo. Attraverso la voce narrante del fido servitore, vengono narrate, infatti, le abitudini dei gentiluomini di manica larga e con un mare di debiti, le tradizioni nell’organizzazione delle veglie funebri o nella gestione degli affari che, tassativamente, devono aver inizio di lunedì mattina. Un classico impegnativo perché fedele al linguaggio dell’epoca e, pertanto, non sempre facile da leggere. È lo stesso Estensore, il redattore anonimo che ha raccolto le storie di Thady Quirk, a chiedere di considerare il racconto come una “storia d’altri tempi”, lontana dal linguaggio e dallo stile di vita attuali. Al lettore vengono, però, in soccorso il Glossario dei modi di dire e fare e le note di approfondimento. Il Castello Rackrent, letteralmente “castello arraffa-affitti” resta, comunque, un piacevole racconto, a tratti ironico e divertente, schietto e coinvolgente. Ambientato in un’Irlanda lontana nel tempo, avvolta in un’atmosfera che affascina.



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