Il Cavalier Buffone

Il Cavalier Buffone

Finisterre, Taverna del Grifone Lussurioso. Un locale a metà tra la locanda e la taverna, il cui proprietario è un uomo scorbutico e la cui clientela si compone in maniera eterogenea di ranger, sacerdoti, musici, ladruncoli e di semplici viandanti. Ecco, è proprio uno di questi che fa sosta alla Locanda: il Viandante non ha nome e non ha identità, ne è stato privato dalla foresta a nord che si è trovato ad attraversare, solo per fortuna è riuscito a scamparla e ora è del tutto senza memoria. Si dice che la foresta sia abitata dalla Morte in persona, o comunque da un suo vicario. Fuori dalla foresta e perso ogni frammento di ricordo, l’uomo si imbatte in due individui particolari che si stanno recando proprio al Grifone, e decide di accodarsi. Jimmy Swift è un ladruncolo furbo affetto da nanismo, sprezzante dei pregiudizi e della morale, nonché amante appassionato di bionde (birre, s’intende). Jamie Swift è una barda, allieva del rinomato cantore Vil D’Armand, amante della musica e della danza che, proprio attraverso queste sue doti, narrerà al Viandante le storie di personaggi noti a Finisterre. Tra le tante storie, emergerà quella del Cavalier Buffone… sarà il Viandante così folle da voler seguire le orme di questo misterioso cavaliere?

È la Taverna del Grifone Lussurioso a fare da scenario per gran parte della storia e proprio qui il lettore avrà l’occasione di fare la conoscenza dei numerosi personaggi in gioco, magari sollazzandosi con gli effluvi di una pinta di quella buona o con la musica di Jamie, che non mancherà di accompagnare in versi cantati il lavoro dell’autore. Quella delle sonate è una buona trovata, principalmente perché permette di ritemprarsi dalla lettura che, essendo molto corposa, rischia di risucchiare parecchie energie. Una sosta al bancone della taverna anche solo per ascoltare qualche storia che non ha grandi affinità con la trama, quindi, non può che far piacere. Ci trasmetterà una viva e vivida immagine di medioevo quotidiano e concreto, disegnata da musici, pellegrini e tavernieri. Senza troppi cliché, senza esagerazioni, senza elementi fantasy: Colonna non ha avuto bisogno di “effetti speciali” per rendere il suo romanzo meritevole di essere letto.



 

 

 
 
 
 

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