Il cerchio

Vladimir fatica a trovare le parole per preparare il discorso per il Congresso Comunista: non è facile spiegare perché i giovani jugoslavi rinneghino la vocazione politica e preferiscano invece rimanere nelle campagne a lavorare la terra. Non che gli manchino gli argomenti, ma ha altro nella testa. Perché il partito non lo ha invitato alla inaugurazione del museo dedicato a Mladen, suo fratello, eroe della resistenza? Per Vladimir, cresciuto nell'ombra di quel ricordo, è un brutto colpo: è stato scaricato? Vale ancora la pena allora continuare a darsi anima e corpo per una causa che lo sta escludendo? Vladimir, rimescolando i tasselli della sua esistenza, si mette in viaggio per trovare una risposta alle sue domande e per farlo ripercorre i luoghi natii e parla con gli amici di infanzia. Ad ogni parola, però, al giovane, oggi dirigente del partito al quale sono stati sacrificati col fratello alla causa della resistenza antinazista e antifascista anche la madre ed il padre, i dubbi si moltiplicano, le certezze crollano…

Il cerchio di Meša Selimović non è solo un romanzo. La parabola narrativa di un giovane uomo, Vladimir, che ripercorre le sue origini, è anche un’interessante analisi socio-politica di uno Stato, che permette di comprendere come venne vissuta dagli jugoslavi la Rivoluzione comunista e di come si sono presentate giorno dopo giorno le crepe che portarono poi alla completa crisi del sistema. Il romanzo è incompiuto per la morte prematura dell'autore, ma questo stadio di indefinitezza non ne pregiudica l'efficacia, anzi. Perché la vera trama non è lineare, ma appunti un cerchio, fra ricordi e malinconia, che si chiude in sé permettendo al personaggio principale di rivivere le sue scelte e la sua parabola civile e politica attraverso la storia delle tante persone che incontra. Non è dunque UN romanzo, ma una catena di romanzi che hanno come filo conduttore la "questione morale" insita nell'essere coerente con un sistema che piano piano mette ai margini in nome di un bene superiore e le aspirazioni di un individuo, del singolo che si sacrifica per ideali che paradossalmente portano al suo annullamento. Il cerchio ci porta dentro la delusione di Vladimir non solo per il mancato invito alla cerimonia istituzionale, ma anche per aver compreso il tentativo di manipolazione mentale e ideologica compiuto dal partito verso di lui e altre persone. Con una scrittura pacata, a tratti salmodiante, quasi epica, per questo ancora più potente, il libro di Meša Selimović ricompare in questa bella edizione (in Italia era già stato edito nel 1983) arricchito dalla postfazione di Božidar Stanišić che ci aiuta a capire la forza interiore delle pagine di Selimović ed a collocarne la grandezza nel panorama degli scrittori della ex Jugoslavia capaci di tracciare del Paese slavo la parabola discendente con lo stesso orgoglio e vigore di come ne hanno raccontato l'ascesa.

 


 

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