Il cielo sopra Belgrado

Il cielo sopra Belgrado

Le telefonate all’alba sono sempre messaggere di morte e disgrazia. Ed è stato così anche per Tijana il 24 marzo 1999: “Hanno bombardato Belgrado!”. Dopo un primo momento di sbigottimento, cominciano 68 giorni senza lacrime, fatti di continui viaggi nella sua città natale, accompagnata soltanto dalla rabbia e dal rancore. Tijana farà la strada inversa dei profughi: la gente fuggiva da Belgrado, dalla Serbia, per salvarsi, lei cercava di entrarci per ritrovare i suoi familiari ed i suoi amici, ma anche per raccontare l’assurdità e l’ingiustizia di quella guerra. Mentre di giorno tutto sembra svolgersi nella quasi normalità, la notte è percorsa da paura e speranza: di non essere colpiti, di riuscire a sopravvivere, di rivedere la luce dell’alba. In questo viaggio della memoria e della storia attuale, Tijana scopre quanto possano fare male i pregiudizi e le ideologie, quanto siano carichi di dignità e di orgoglio gli uomini che non le hanno volute, ma sono costretti a subire le guerre. Per questo il suo grido di dolore e di rancore è rivolto a tutti i complici di quel massacro che demonizzando i serbi hanno decretato una guerra ingiusta deturpando la geografia di Belgrado, colpendone a morte la storia e la cultura, squarciandone il cielo. L’ultima immagine è quella del padre che, curvo per la vecchiaia, la saluta senza voltarsi portandosi sulle spalle il peso di quel cielo violentato…

Tijana M. Djerković è nata a Belgrado, in Serbia, ma dal 1987 vive a Roma. Allo scoppio della guerra dei Balcani (iniziata nel 1991 e continuata fino al 1999) decide di tornare nella città che le ha dato la vita per raccontare dal suo punto di vista, quella di una donna serba, l’atrocità di quella guerra. Si tratta di un diario intimo, un racconto toccante in presa diretta del bombardamento della città di Belgrado, nel 1999 da parte della Nato nella guerra contro la Repubblica Federale di Jugoslavia guidata da Milosevic. In quegli stessi giorni Tijana era testimone attesa nelle televisioni italiane che soltanto nella trasmissione Moby Dick si premurarono di dare notizie di quel bombardamento straordinario, il primo nel cuore dell’Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ne esce un quadro disarmante, ma necessario per capire cosa portano le guerre, soprattutto quelle ingiuste, soprattutto quelle fra “fratelli”, o almeno quelli che fino al giorno prima si chiamavano “fratelli”. Barbara Alberti nella presentazione definisce il libro “bello e terribile”, per la freddezza ed il rancore con cui sono raccontati quei giorni di morte e distruzione, ma anche di pregiudizio: i serbi sono diventati i cattivi, gli assassini, i nemici giurati, gli stupratori, le bestie. E lo sono stati se pensiamo anche soltanto ad un episodio, quello di Srebrenica (in Bosnia tutti gli edifici riportano i segni dei cecchini serbo-croati). Ma come spesso accade la ragione umana è offuscata dall’ignoranza e si tende a demonizzare, perché è più facile di capire e perdonare. Il libro è anche una chiara denuncia all’impotenza dell’ONU che si dimostra sempre più impreparata a gestire le macerie di quel conflitto. Il volume si arricchisce inoltre della prefazione di Erri De Luca, che dedica all’autrice ed alla sua città deturpata la Poesia di uno stupido.



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