Il Cigno nero e il Cavaliere bianco

Il Cigno nero e il Cavaliere bianco

9 Novembre 2011. La tempesta perfetta dei mercati sta per travolgere l’Italia che è ormai una nave piccola, malridotta e allo sbando. Roberto Napoletano, ex direttore de “Il Messaggero” passato da pochi mesi al quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, alloggia presso il noto hotel milanese Melià. Sono notti concitate in cui difficilmente prende sonno, notti in cui va a dormire con l’iPad per essere costantemente aggiornato. Sono mattine in cui al risveglio il primo pensiero è di verificare come vanno i mercati. La perdita di credibilità italiana è evidente, ma è il minore dei mali: è in arrivo il “nostro subprime”, siamo a un passo da un 1929 europeo, da un nuovo default come quello argentino. La conferma arriva dalla Banca Centrale: nessuno vuole comprare i titoli italiani, li acquista solo la BCE stessa, e questo è un segnale della gravità del momento. Lo spread, il differenziale di rendimento fra i BTP italiani e i Bund tedeschi, una parola astratta che a breve entrerà con prepotenza nella vita quotidiana degli italiani manifestandosi come un mostro terrificante, arriva al picco di 575 punti. C’è un margine risicatissimo di autonomia, a breve i bancomat potrebbero non avere più contante da erogare, nel giro di qualche settimana gli ospedali potrebbero rimanere senza medicinali, i risparmi degli italiani sono a forte rischio. Mentre si scontrano gli interessi geopolitici franco-tedeschi e quelli di russi e americani in campo energetico e strategico, il governo Berlusconi perde i pezzi ed è logorato da un rapporto conflittuale del premier col Ministro dell’Economia Tremonti. C’è un effetto contagio sul punto di esplodere, mentre la politica nostrana si dimostra incapace di guidare la nave attraverso la tempesta, la tempesta perfetta nella quale i grandi gruppi finanziari scommettono sul nostro fallimento, convinti di vincere…

La teoria del cigno nero, ideata da Nassim Taleb, è una metafora particolarmente efficace per spiegare il presentarsi di un evento con un forte impatto e che si dimostra una sorpresa per l’osservatore. La particolarità dell’evento è che nasce dalla compresenza di condizioni rare e difficili da prevedere, come in una congiunzione astrale. Una volta accaduto, viene razionalizzato a posteriori, anche in virtù della sua forza dirompente rispetto al normale corso degli eventi. Il cigno nero italiano, secondo il giornalista Roberto Napoletano, si presenta con tutta la sua veemenza nel novembre 2011. C’è una crisi di governo, c’è una credibilità internazionale ormai ai minimi termini erosa anche dalla reputazione personale di Silvio Berlusconi, c’è la crisi dei fondi sovrani greci e un ormai palese contagio che riguarda i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), c’è la decisione nefasta presa dai francesi di bombardare la Libia di Gheddafi con il fine neanche troppo nascosto di mettere in difficoltà l’Eni. Come uscire da una matassa intricata come questa? L’intervento risolutore sarà opera del Cavaliere Bianco, Mario Draghi, che una volta divenuto Presidente della BCE ha di fatto salvato l’Italia ma anche l’Europa dal crollo fragoroso a cui andavano velocemente incontro. Ecco dunque spiegato il titolo estremamente evocativo di questo poderoso saggio di Napoletano, che nonostante si protragga per oltre 500 pagine non perde mai mordente. Nonostante in alcuni passaggi risulti estremamente tecnico, non rinuncia a strizzare l’occhio al lettore, perché assume i toni del romanzo e narra le emozioni e lo stress di quei giorni, i posti in cui ha alloggiato, le telefonate ai banchieri e ai cancellieri, i colloqui riservati (tra gli altri con Ghizzoni, Prodi e Ciampi) e l’inquietudine che albergava anche negli occhi della gente comune. Qualcuno ha visto la crisi del 2011 come una manovra di palazzo per far fuori Berlusconi, ma non si è mai visto un complotto in cui la vittima è anche fra i mandanti, come dirà Giorgio Napolitano ricordando il pieno sostegno del centrodestra al governo Monti. Per l’autore, invece, c’era il chiaro interesse a indebolire l’Italia e approfittarne, “un disegno di conquista che la Francia conduce, in modo strategico e militare, nei confronti dell’Italia”, un disegno ostile che secondo Napoletano si è palesato in tutta la sua potenza non solo con le strategie politiche, ma anche attraverso lo squalo della finanza Bollorè o il neopresidente di Unicredit Mustier.



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