Il circolo della fortuna e della felicità

Il circolo della fortuna e della felicità

“Pensai per la prima volta al Joy Luck una sera d’estate così calda che persino le falene crollavano al suolo, tanto le loro ali erano appesantite dal caldo umido”. Suyuan Woo è l’ideatrice di un club che riunisce altre donne oltre a lei, scelte in base a una caratteristica comune: “Avevo pensato di mettere insieme quattro donne, una per ciascun angolo del mio tavolo del mah-jong. Sapevo quali erano le donne che volevo invitare. Erano tutte giovani come me, con dei visi pieni di speranze”. Abbandonata la Cina, Suyuan ricrea il Joy Luck Club a San Francisco e quando muore il suo posto nell’angolo est del tavolo resta scoperto. Chi può occuparlo se non sua figlia Jing-Mei? Per la ragazza non è che un obbligo per accontentare il padre e le amiche della madre, che fin dalla prima partita non fanno che metterla di fronte alle innumerevoli differenze che la separano dalla defunta. Eppure non è la sola a dover affrontare insicurezze e insoddisfazioni, anche le sue zie - così chiama le amiche di Suyuan - e le loro figlie vivono di apparenze e conflitti che le tormentano. Ormai le tessere sono sul tavolo, la partita è iniziata e a Jing-Mei viene offerta la possibilità di tornare in Cina alla ricerca delle sorelle maggiori a cui dovrà raccontare tutto della madre: “Devo andare a trovare le mie sorelle per parlare loro di mia madre. Che cosa dirò? Che cosa posso raccontare loro di mia madre? Io non so niente. Era mia madre”...

Il gioco da tavolo del mah-jong è nato in Cina dall’evoluzione di preesistenti giochi di carte, ma non è noto in quale epoca mancando testimonianze scritte a riguardo fino al 1800. Esistono alcune leggende secondo cui è inventato da Confucio o dall’amante di un imperatore che per noia intagliò nell’avorio le prime tessere. Le regole da seguire e soprattutto lo spirito con cui si affronta la partita sono presi molto seriamente dalle giocatrici del libro: “E se nessuno gioca bene, diventa una partita di mah-jong ebreo”. Il testo è strutturato in quattro parti suddivise in quattro capitoli, ciascuna per ricordare gli angoli del tavolo da gioco. E così ogni madre e ogni figlia raccontano di volta in volta la propria vita, un passo a due tra i ricordi e il presente. Il conflitto tra le tradizioni cinesi e la cultura americana è il leitmotiv nei romanzi della Tan, così come le difficili relazioni tra madri e figlie, le prime custodi di una cultura millenaria difficile da gestire e da insegnare, le seconde incapaci di comprendere quell’immenso patrimonio, secondo il quale persino il modo in cui si lega un nastro tra i capelli può determinare la buona o la cattiva sorte. Dal romanzo è stato tratto un film di cui l’autrice ha scritto la sceneggiatura e sebbene dalle sue pagine emergano suggestivi riferimenti culturali, la Tan non è sfuggita a qualche critica sulla diffusione di luoghi comuni poco lusinghieri sulla Cina.



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