Il club degli intelligenti

Il club degli intelligenti
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Socrates. Come il calciatore brasiliano? Ma no! Come il filosofo ateniese, chiaro. Già. Il nostro Socrates, in quel di Cagliari, elabora una teoria filosofica rivoluzionaria: la teoria della mediocrità. Proprio così: il mondo è ingiusto perché governato dai mediocri, che continuano a moltiplicarsi e a spalleggiarsi a vicenda. È in ciò che risiede l’ingiustizia del mondo. Interessante e apocalittica teoria che anche se non fornisce una soluzione, almeno dà una spiegazione: e questo non è poco! Il suo lavoro non ha ancora ottenuto un riconoscimento dalla comunità filosofica internazionale e comunque, per tornare su argomenti più terreni, anche i filosofi devono mangiare, ragion per cui quello del filosofo è diventato per Socrates il secondo mestiere. Non a caso egli ha anche un altro mestiere, il primo. Fa il gigolò, alla faccia della sua incipiente calvizie e del suo sovrappeso. E si impegna a far contente le varie Simoana, Genni, Sindi che richiedono i suoi favori. Donne annoiate, borghesi e non solo, milf in odore di ospizio, masochiste, sadiche: di tutto un po’. Certo poi c’è stato anche quel massaggio prostatico che proprio un bel ricordo non è stato. Poi c’è anche lei, il suo amore: Antonia. Ah! Quanto ci credeva in quella storia. E non dimentichiamo anche gli incidenti sul lavoro: la “rottura della tonaca albuginea dei corpi cavernosi”. Cioè quando, nel senso vero del termine, si era rotto il cazzo…

Il club degli intelligenti raccoglie tre lunghi racconti redatti nel corso degli ultimi anni dall’autore sardo, il cui filo conduttore sono le avventure porno-erotico-sentimentali nonché filosofiche di Socrates. Una lunga serie di peripezie tragicomiche, al limite del grottesco per il nostro eroe, tutte però narrate con una abbondante dose di ironia. Ma oltre l’aspetto leggero e comico è facile individuare tra le pagine delle note malinconiche e talora amare, che scaturiscono da riflessioni profonde sullo stato dell’umanità dominata, appunto, dalla mediocrità, dalla necessità – che si fa quasi bisogno – di seguire le mode del momento. Brutto posto il mondo, pare dire il filoso-gigolò che, tra un letto e l’altro, medita sulla solitudine dell’uomo: quella solitudine che, erroneamente, viene scambiata con la libertà. A questo si accompagnano considerazioni sulla realtà cagliaritana e sarda in generale e sul fatto che, spesso, non si conosca la propria storia, si ignorino le proprie origini. Divertente senza essere frivolo, leggero e profondo allo stesso tempo, il romanzo è un’ottima occasione per trascorrere alcune ore di piacevole lettura e solidarizzare con Socrates il quale, un po’ come tutti noi, “fa quel che può” in un mondo dominato da ingiustizie, in cui i meriti e le capacità individuali contano sempre poco. Non passa inosservato lo stile brillante, scorrevole e lineare dell’opera che inserisce, nella trama, termini inglesi tutti rigorosamente riportati nel rispetto della fonetica italiana che raggiungono l’effetto di amplificare la comicità delle vicende tra Cagliari e interland, tra una milf mancata e una lediboi.



 

 

 
 
 
 

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