Il club delle lettere segrete

Il club delle lettere segrete

Sara si sfoga con Rosa, la sua vicina ottuagenaria. È triste e delusa, si lamenta perché nessuno scrive lettere e il suo lavoro di postina non ha più senso, tanto che, le confida, dalla centrale hanno deciso di riorganizzare le risorse e ridurre i costi. Per la prima volta Porvenir non avrà l’ufficio postale e lei a quarantacinque anni dovrà trasferirsi, lasciare il paese dove è cresciuta e dove i suoi tre figli sono nati. La sua vita cambierà e finirà per impazzire nelle strade della città, ma non ha altra scelta che accettare il trasferimento, sono in quattro in famiglia e lei può contare solo sul proprio stipendio. Sara dopo lo sfogo sale a casa sua, mentre a Rosa vengono le palpitazioni, il cuore le scoppia dalla pena, tanto che nemmeno due tisane di tiglio riescono a calmarla. È quasi mezzanotte, eppure ancora non riesce a smettere di pensare al trasferimento della sua cara Sara, sua e cara perché l’ha aiutata a venire al mondo, sua e cara perché è diventata come una figlia per lei che è sterile. Nel loro piccolo paese di pietra e ardesia gli abitanti sono poco più di mille, considerando anche quelli che abitano nelle case nuove, che per Rosa restano sconosciuti, gente di passaggio. Sara abita al piano superiore nell’appartamento che era dei suoceri di Rosa. Se sarà trasferita, Rosa per la prima volta rimarrà sola in quell’edificio austero, di pietra gialla, dove è venuta a abitare la sera stessa del suo matrimonio con Abel...

Il filo conduttore di questo romanzo è una catena epistolare, un passaparola cartaceo che aumenterà il volume della corrispondenza del paese e permetterà di salvare la postina dal trasferimento in città. Ma per Ángeles Doñate scrivere una lettera è anche un modo per regalare un po’ della propria intimità al destinatario, un dono che nella storia porterà ulteriori positivi cambiamenti. I personaggi sono appena accennati, caratterizzati solo da piccole manie, non esistono i “cattivi” ma tante persone che commettono errori e ne pagano le conseguenze. Non c’è intreccio in questa storia, che, salvo qualche flashback, si svolge in maniera lineare. Ingenue (a tratti semplicistiche) le soluzioni per ogni frangente critico, che arrivano in modo opportuno, quasi magico, per giungere alla romantica conclusione del “vissero felici e contenti”. Il romanzo è molto lungo, troppe e inutili le ripetizioni di concetti, motivazioni e episodi, con intere parti riportate pari pari, che rendono pesante la lettura. Inoltre le pagine finali sono sature di citazioni letterarie, un esagerato compendio di frasi sull’amore che spezza la narrazione già di per sé frammentaria. Nel complesso, tuttavia, è un racconto che tocca alcune corde emotive sorvolando gli aspetti più duri e scabrosi della vita. Adatto a chi ama la letteratura rosa, ricerca il lieto fine e desidera avere la conferma che da ogni uomo, con un piccolo semplice gesto, si può ricavare del bene.



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