Il codice di Pandora

Il Codice di Pandora
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Michael Neef, giovane primario del reparto di Oncologia pediatrica del Saint George Hospital, viene convocato d’urgenza dal collega e amico Frank MacSween, il patologo dell’ospedale. Gli vuole mostrare il corpo di Melanie Simpson, tredici anni, mandato lì dalla clinica universitaria dove lavora Edie Miller, medico legale ufficialmente malato ma in realtà incapace di svolgere il proprio lavoro perché alcolizzato e “tenuto a riposo” in attesa del suo ormai prossimo pensionamento. La povera ragazzina è stata ricoverata con una diagnosi di polmonite virale bilaterale ma è morta senza rispondere alle cure. Non era affatto polmonite. I polmoni all’autopsia appaiono costellati di piccoli tumori: tutto fa pensare all’esposizione a un potente agente cancerogeno esterno, un qualche gas o delle radiazioni. Bisogna senz’altro avvertire le autorità sanitarie, occorre un’indagine approfondita. Un altro grattacapo per Neef, che in questi giorni non ne ha certo bisogno: il suo reparto infatti è nell’occhio del ciclone per il cosiddetto “caso Torrance” e lui ha appuntamento con una giornalista tra pochi minuti. La piccola Tracy Torrance ha un tumore in fase terminale, ma sua madre non si rassegna all’idea e ha denunciato ai media lo staff sanitario, reo a suo avviso di non voler somministrare alla figlia un nuovo trattamento che la potrebbe salvare, solo perché troppo costoso per l’ospedale. Neef cerca di spiegare a Eve Sayers, giovane e bella reporter del quotidiano “Evening Citizen” (che sta biecamente cavalcando il caso offrendosi di pagare la terapia alla famiglia Torrance) che la sofferta decisione è stata presa da lui perché quella terapia non sarebbe stata efficace per Tracy e non per altro. Per convincerla le fa visitare tutti i suoi pazienti e cerca di farla entrare nell’atmosfera tenera e disperata assieme del suo reparto…

Si affrontano temi assai importanti in questo che potrebbe sembrare “soltanto” un medical thriller: le vie tortuose attraverso cui la ricerca medica arriva “al letto del paziente”, gli interessi (non solo economici) in gioco, le procedure tecniche, la rivalità tra strutture sanitarie, la comunicazione al pubblico, l’appropriatezza terapeutica. E Ken McClure, abile mestierante del genere, maneggia un materiale narrativo tanto scivoloso e complesso cavandosela brillantemente, senza inanellare sfondoni e al tempo stesso senza esoterismi o tecnicismi: e soprattutto senza sacrificare le esigenze del plot thriller, che “regge” perfettamente e anzi nelle ultime pagine ha una accelerazione da blockbuster cinematografico. Il richiamo a Michael Crichton è palese ma non disturba, e il lettore segue con il fiato in gola pagina dopo pagina la sperimentazione della innovativa terapia genica con vettori virali messa a punto dall’azienda biotech Menogen sui piccoli pazienti del dottor Neef, l’indagine sulla misteriosa “epidemia” di cancro ai polmoni che sta colpendo la cittadina in cui si trova il Saint George Hospital e anche una garbata e credibile storia d’amore tra i protagonisti. Da sottolineare il fatto che il romanzo, malgrado esca solo oggi in Italia, è in realtà dei primi anni ’90 e presenta quindi una situazione non aggiornata: nel frattempo l’Oncologia è stata letteralmente rivoluzionata dall’avvento delle terapie-target e dell’immunoterapia, che stanno per fortuna ormai eclissando la chemioterapia tradizionale.



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