Il collezionista di ossa

Tammie Jean “T.J.” e John sono appena atterrati dopo una snervante attesa causata da un mix di ritardo e attesa dei bagagli. E, come se non bastasse, quelli dell’autonoleggio hanno mandato via la limousine un’ora prima dell’orario previsto. Ora, rassegnati più che nervosi, sono in attesa di un taxi. Lei non vede l’ora di sdraiarsi e mettersi e riposare mentre lui sembra avere ancora energie per sproloquiare al telefono di tassi di interesse e accordi vari. Dopo un’attesa giudicata ragionevole da entrambi, il taxi arriva e il guidatore, senza scendere, apre il bagagliaio indicando implicitamente che i due dovranno caricarsi le valigie da soli, cosa decisamente meno ragionevole. La prima fermata sarà la Settantaduesima Est e la seconda l’Upper West Side, tuttavia nessuno dei due arriverà alla destinazione richiesta. Entrambi notano subito che in quel taxi non ci sono maniglie agli sportelli, né fermi alle portiere, né possibilità di aprire il finestrino. Tecnicamente sono entrambi prigionieri di qualcuno che si cela dall’altra parte del divisorio. E quel qualcuno non esiterà a ridurre le loro volontà e i loro corpi alla sua mercé…

Per ricostruire il successo di uno dei maestri del thriller internazionale – romanzi venduti in oltre centocinquanta Paesi e più di venti milioni di copie vendute, mica bruscolini – bisogna tornare al 1997, anno di pubblicazione de Il collezionista di ossa, prima indagine della ben assortita coppia Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, e primo grandissimo bestseller di Jeffery Deaver, americano di Glen Ellyn, classe 1950. Questo romanzo gli varrà il premio Nero Wolfe e una fortunata trasposizione cinematografica diretta da Philip Noyce – The Quiet American , Il Santo – e interpretata da Denzel Washington e Angelina Jolie. Le ragioni della fortuna di questo libro sono molteplici e in particolare sono da ricercare nello spessore dei personaggi ritratti, dipinti con sapienti chiaroscuri, e nel labirintico fluire di un’indagine ricca di colpi di scena e di efferatezze di ogni genere. La linea di equilibrio tra vita e morte, filo che lega tanto le potenziali vittime del killer quanto le volontà di eutanasia del detective tetraplegico Rhyme e le pulsioni autodistruttive della scrupolosa poliziotta Sachs – trovatasi, suo malgrado, in un lavoro più grande di lei – si dipana lungo tutto il romanzo lasciando nell’ascoltatore una suspense non solo narrativa ma soprattutto concettuale. A ciò bisogna aggiungere il ritmo serrato e cinematografico di un prodotto che sembra quasi scritto apposta per essere trasposto sul grande schermo. Una prova a tutto tondo per uno scrittore che, da questo momento in poi, conoscerà fama e notorietà internazionale e che si cimenterà in altre prove convincenti. Tutto però è partito da qui, dal puzzle osseo di un serial killer impenitente e da una coppia di detective che sfideranno ogni limite per accalappiarlo.



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