Il combattente

Il combattente

Siria, linea di confine con la Turchia. Karim corre e non ha altra scelta. Si muove veloce perché sente i fucili dei soldati turchi mirare alla sua nuca. Non li vede ma sa perfettamente che ci sono, perché l’esercito di Ankara non ama chi come lui è arrivato per unirsi ai combattenti curdi per la libertà. Il giovane italiano, partito da Senigallia a soli venticinque anni, ha infatti deciso di giungere in Siria per difendere la città di Kobane, assediata dall’esercito del Califfo nero Al Baghdadi. La formazione scelta in cui arruolarsi è quella delle “Yekineyen Parastina Gel”, le Unità di protezione del popolo, meglio conosciute come YPG. La difesa di Kobane è quasi un imperativo morale per Karim, benché lui non abbia mai sparato un singolo colpo in tutta la sua vita, se non ai videogiochi della Playstation. I soldati dell’Isis, veterani esperti di mille battaglie, sono infatti quanto di più distante ci sia dalla sua visione di Islam moderno. Il giovane si sente un rivoluzionario e la sua shahada, la professione di fede musulmana, consiste nel proteggere, a costo della propria vita, quei bambini curdi che muoiono come mosche sotto l’attacco incessante del Califfato. Kobane poi rappresenta più di un simbolo: è l’ultimo baluardo contro l’avanzata dell’Isis e, se cadesse, l’intero Nord della Siria finirebbe nelle mani di Al-Baghdadi, con buona pace per gli uomini di Bashar Al-Assad, ormai rintanati nei pressi di Damasco completamente inermi…

Il combattente di Karim Franceschi è il fedele resoconto di prima mano dell’unico italiano che per ben tre mesi ha combattuto al fianco dei guerriglieri curdi in difesa della città di Kobane. Il caso di Karim, figlio di un ex membro della Resistenza italiano e di una donna marocchina, ha fatto scalpore nel nostro Paese, tanto da guadagnarsi molta esposizione mediatica sui quotidiani, al suo ritorno dalla Siria. Uno dei primi ad averlo intervistato è stato Fabio Tonacci del quotidiano “la Repubblica”, giornalista che in seguito lo ha aiutato massicciamente nella stesura di queste cronache di guerra. Il libro è interamente scritto in prima persona e riflette in maniera puntuale lo stato d’animo del giovane di fronte alle stragi quotidiane di civili o alle città ridotte in macerie. Lo stile è veloce e diretto, senza fronzoli. Lo scontro raccontato in questo reportage si allarga inesorabilmente e, dal Medio Oriente, entra prepotentemente nelle nostre case. Il raffronto, infatti, tra cultura democratica e laica contro l’assolutismo retrogrado del Califfato non appartiene solo alla regione di Rojava ma è globale e coinvolge chiunque sia dotato di una coscienza. Piccola curiosità: parte dei proventi del libro saranno destinati alla ricostruzione di Kobane.



 

 

 

 
 
 
 

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